martedì 22 gennaio 2013



Cinici non si nasce. Cinici si diventa. E’ inutile. Pure io, per quanto possa sembrarvi strano, non sono nata così cattiva e arrabbiata col mondo. Non ero così quando sono nata. Io ero una bambina romantica. E come tutti i bambini romantici mi piaceva spiare le coppie di ragazzi che si baciavano. Credevo nell'amore. Non sapevo cosa fosse, e mentirei se dicessi che adesso lo so, ma sapevo che esisteva. Se è per questo credevo anche a Babbo Natale e al Topino dei Denti. Tant’è…il tempo ha fatto il suo corso, gli eventi, le persone, le esperienze…e piano piano quel romanticismo è andato assopendosi. Da ragazzina mi perdevo ore a leggere frasi d’amore, poesie bellissime, lievi…mi piacevano i film con il lieto fine, e anche con quello struggente e triste perché “le donne arrivano ad amare anche il dolore purché sia romantico”…non è una frase dei Baci Perugina…è una certa Madame De Stael…va bene, dai…l’ho letta sui Baci e chiudiamola qui! Dicevo…credevo nell’anima gemella, ed ero certa che ogni desiderio espresso davanti agli occhi della luna piena si sarebbe avverato. Illusa!!...Per fortuna ho iniziato ad usare la mia testa, a pensare e a concretizzare, a mettere insieme i pezzi, a fare due più due. E da lì è partito il mio cinismo. Dieci anni fa? Quindici? Chissà…so solo che da quel momento in poi ho iniziato a raccogliere per strada solo gatti randagi, micetti che avevano bisogno di qualcuno che si prendesse cura di loro, che li istruisse, che insegnasse loro a vivere. Li ho presi per mano e accompagnati…non so perché. Forse volevo che davvero il vero amore non mi incontrasse, forse volevo non cadere nella banalità di chi si mette a costruire qualcosa come fanno tutti. Preferivo così. Preferivo pensare che ci sarebbe stato un futuro, che quel futuro sarebbe durato, ma non facevo niente per farlo diventare vero. Ma un giorno di pochi mesi fa mi sono svegliata e ho pensato che fosse ora di chiudere il gioco. L’ora di raccattare dalla strada solo gatti veri…a quelli a due zampe ci pensassero le altre, che hanno finito per trovarseli belli e pronti, con tutte le cose che ci sono da sapere in un rapporto….pivellini!...Teneteveli voi. Io non voglio più vedere due persone che camminano una davanti all’altra. Voglio il camminarsi accanto. Voglio che tutto quello che succede si affronti in due, che il carico venga suddiviso in parti eque. Voglio, pretendo…io merito. Adesso basta. E l’ho capito l’altro giorno…quando guardando coppie sposate che si divertivano ho pensato “forse il matrimonio fa schifo solo se ti sposi con la persona sbagliata. Forse diventa noioso solo se decidi di non dargli brio”…non è che sono tornata romantica, sia chiaro, ma sto aprendo un po’ le mie chiusure mentali (non tutte, ovvio. Le mie convinzioni principali rimangono!). Tipo…avevo in braccio la figlia della mia migliore amica l’altra sera…la facevo ballare e lei aveva appena mangiato…solo qualche mese fa avrei davvero avuto orrore al solo pensiero che potesse vomitarmi addosso…questa volta no. Questa volta pensavo a quanto fosse dolce annusare la sua testina morbida e profumata… a quanto fosse simpatica la sua bavina sbrodolosa…a quanto tutto sembrasse così semplice e perfetto come le sue guanciotte…e mentre la musica ci cullava, ho pensato che forse, ma proprio forse, non sarei neanche la pessima madre che solo poco tempo fa pensavo di poter essere.

martedì 8 gennaio 2013



Gli italiani sono bravi a fare un sacco di cose: la pizza, la pasta co' à pummarola in coppa, l'amore, suonare il mandolino. Ma in una cosa eccellono particolarmente...gli italiani sanno piangersi addosso come nessun altro al mondo (manco in Uganda, per fare un paragone). Da mattina a sera non facciamo altro che lamentarci, non arriviamo a fine mese, il governo ci ammazza di tasse, ci stanno prendendo in giro, siamo arrabbiati, non ne possiamo più, non possiamo comprarci casa, non possiamo fare quello che vogliamo...e intanto stiamo lì, a mangiare pane e cipolla per pagare la rata del Suv o dell'Iphone 5. Siamo un paese che fa ridere, dai, diciamoci la verità. Ci guardiamo il nostro bel Crozza che fa le battute su Ballarò, ci sintonizziamo su Benigni che ci legge la Divina Commedia o ci spiega la Costituzione...E intanto ridiamo, perchè pensiamo che ridere sia sempre meglio che piangere. Ci calmiamo un po' quando pensiamo che almeno abbiamo un lavoro....perchè sì, ci hanno fatto credere che il lavoro sia una fortuna, non un diritto. Ci hanno fatto credere che o stai con la testa  chinata e piegato a novanta, o quella è la porta. Non è una fortuna avere un lavoro...è un diritto! Ci hanno fatto credere che il tempo è denaro...non è vero...il tempo è speso bene se passato facendo quello che si vuole fare! Lo sapete che, se tutte le risorse che abbiamo in Italia venissero usate correttamente, ci sarebbero il doppio dei posti lavoro, potremmo lavorare tutti a metà ore e con lo stesso stipendio?! Ci hanno fatto credere che stiamo bene...che finchè abbiamo da mangiare e possiamo guardare Maria de Filippi il sabato sera, non possiamo lamentarci. E intanto oliano, oliano, e noi continuiamo a fare finta di niente. Sblateriamo, discutiamo con chiunque incontriamo per strada, diciamo che andremo a votare perchè è un nostro diritto!...Non è un diritto...è un dovere...il problema è che da qualunque parti si guardi, dal più destro al più sinistro, fanno tutti schifo...e noi lo diciamo, lo sappiamo, lo scriviamo su facebook, facciamo le vignette divertenti perchè, oltre ad essere dei bravi pizzaioli, siamo anche dei bravi umoristi! Ma sì, ridiamoci sopra, facciamoci due risate con il Roberto nazionale che sembra stare dalla nostra parte (e intanto lui si è comprato la casa a Cesenatico sul mare e voi abitate in un monolocale in affitto!). Ascoltiamo Beppe Grillo che urla urla, che è un'ingiustizia...che il parlamento deve essere pulito...Sputiamo per terra quando vediamo Berlusconi, quando sentiamo parlare quel testa di mi...chia di Monti, quanto vediamo la Fornero piangere!!...(Scommetto che la stronza aveva le pinzette infilate nella tasca della gonna e si è data uno strattone alla chiappa per farsi venire le lacrime!). Dai, lo sappiamo che non possiamo andare avanti così! Ci stanno prendendo tutto! La nostra dignità, la libertà, le nostre vite! Prolungano la pensione a 70 anni perchè sperano che crepiamo prima (e così sarà!) in modo da non dovercela pagare quella pensione! Non ci danno soldi da spendere, ma loro ci si puliscono, perdonatemi il termine, il culo con tutti quelli che hanno! Ma ci va bene così? Oltre a lamentarci, che cosa facciamo? Sappiamo benissimo che c'è una soluzione sola, e la soluzione, ce lo insegna la storia, è la rivoluzione! Vogliamo farla pacificamente? Proviamoci. Non serve a niente? Armiamoci! Io sono sempre stata una non violenta...ma non possiamo continuare a permettere che ci facciano questo! Eppure stiamo qui, incazzati ma con le mani tra le mani, perchè, oltre tutto, ci hanno fatto credere che abbiamo anche qualcosa da perdere...in effetti sì...se ci arrendiamo possiamo andarcene all'estero...ma l'Italia è la nostra mamma, la culla dell'arte, delle montagne sul mare, dei paesaggi toscani che mozzano il fiato, delle bellezze del sud, dello smog del nord (ci rinuncereste?). L'Italia, il Bel Paese mica per niente! Rovinato, rovinato da tanta indecenza, dalla superbia, dalla tirannia, e dall'idiozia. La nostra! Siamo un paese di stupidi, di patetici! Siamo veramente patetici! SVEGLIAMOCI!! Bisogna agire! Si deve REAGIRE! Il loro tempo è agli sgoccioli, la nostra libertà è vicina...un passo, un solo passo, uno per uno, e possiamo cambiare tutto. Alziamoci da queste sedie (me compresa, ovvio!), riuniamoci, ricordiamoci cosa vuol dire essere italiani, ricordiamoci come abbiamo fatto ad arrivare fino ad oggi, ricordiamoci di coloro che hanno lottato e ci hanno regalato la vera libertà! Una libertà che adesso buttiamo nel cesso facendo finta di niente! Facciamo quello che c'è da fare...facciamo che il marcio, in un modo o nell'altro, vada eliminato...facciamo che l'era dell'acquario abbia un senso, facciamo che ci aiuti...

lunedì 24 dicembre 2012

PRESTO O TARDI...MA CAPITA





Capita a tutti, prima o poi. Alcuni se ne accorgono, altri non ci fanno caso, si limitano solo a dire "Non sento più il Natale". Sono anni che i Natali non sono più quelli di una volta. Se ne sono andati piano, un po' alla volta, peggiorando ogni anno. A prescindere dal valore che si da a questa festa. Io, per esempio, da piccola l'ho sempre visto come un momento in cui aspettarsi un regalo, poi, crescendo, di certo non l'ho mai considerato come una festa religiosa...ma un giorno diverso dagli altri, un giorno dove poter stare insieme alla mia famiglia, a ridere, litigare, guardare film trash, mangiare i cappelletti e la mostarda. Natale, alla fine, era questo. Un giorno...un giorno solo dove si sentiva un odore diverso dal solito. I vetri appannati in cucina, il profumo del brodo, le madonne che tirava mia nonna e la tavola apparecchiata...Di tutto questo non è rimasto più niente. Solo un presepe...immortale. Me lo ricordo da quando sono nata, e certe voci dicono che sia ancor più vecchio di me...e forse di mia mamma stessa. Compare in alcune foto di famiglia, di tanto in tanto. La cosa strana è che ha ancora voglia di suonare il suo carillon quando si gira l'abete sopra al tetto della capanna. Oltre a lui, più niente. E tutto è andato svanendo, piano piano, come se non me ne dovessi rendere conto, come se l'impatto, alla fine, potesse essere meno forte, meno traumatico. E invece no...purtroppo io ho i ricordi. Tavolate di cugine, zio, babbo...che poi sono andati scomparendo lasciando posti vuoti e poi rimpiazzati. Poi se ne è andata lei, la colonna portante, la sua linguaccia, i suoi occhiali e la maglia di pile. La nonna. Quella che teneva in piedi tutto. Crollata lei, tutto è andato a puttane. Cambiata location, cambiato cibo, posti che non si riempiranno più...E adesso neanche quelli. Tutto dimezzato, tutto andato. Domani sarà un giorno come un altro, davanti allo stesso camino di sempre, la tavola apparecchiata per quattro, un extra sulle portate, la mostarda non mancherà. Mia mamma piazzerà il cd di Bublè in sala a fare da colonna sonora a questo natale che forse neanche lei vorrebbe fosse così. Io penserò a mio padre che starà pranzando solo, al suo cane che non sta bene, alle cose che sarebbe stato bello dire e non si sono dette. Penserò a come sarebbe oggi se tutto fosse rimasto come trent'anni fa, se le cose non fossero cambiate. Penserò che rivoglio il Natale, la sua atmosfera. Penserò che l'unico modo per averlo sarà iniziare a farne uno mio...penserò ai Natali che verranno e magari saranno migliori, o non si festeggeranno neanche più. Penserò e basta. Tornerò a casa, berrò un bel bicchiere di acqua calda con limone e bicarbonato (che non sarà mai buono come quello che mi preparava la nonna) e mi metterò a fare qualcosa...dormire, forse. Leggere...mah. Guardare un film trash con la sorella. Natale...ogni anno sempre peggio, ogni anno rimane il giorno di riflessione per eccellenza. Il cambiamento della mia vita, il crescere, l'andare avanti. il segno del tempo che scorre e ci invecchia, ci muta, ci lascia ogni volta con un senso di angoscia e tristezza. 
E a te...a te che guarderai tutto da dove sei, dovunque tu sia, dedico questa...perché quando l'ascolto ti penso. Perché già non erano più i Natali di una volta..ma da quando non ci sei, non è più Natale. 


martedì 25 settembre 2012



Incontriamoci a metà
in quel bar con i tavolini di legno,
dove la radio è di quelle grandi,
antiche,
con le manopole marroni.
Incontriamoci lì,
sediamoci sulla panchina fuori,
quella dove il sole batte tutto il giorno.
Lasciamoci inondare dai suoi raggi caldi,
rimaniamo ad occhi chiusi.
Restiamo lì,
un'ora, due ore, una vita.
In silenzio,
senza parlare,
solo la mia mano nella tua.
Incontriamoci tra me e te.
Tra quello che sei e quello che sono,
in quello spazio che rimane tra noi,
quello dove ci si guarda
ma non ci si mischia.
Lasciamo che il tempo scorra,
non preoccupiamocene.
Rideremo quando vorremo ridere.
Dormiremo se saremo stanchi.
Balleremo un lento quando saremo tristi,
un pezzo rock quando saremo contenti.
Non avremo limiti
non faremo progetti
non avremo obblighi.
Incontriamoci lì,
a metà strada,
in quel bar che,
se cerchi bene,
esiste davvero.

(v.b.)

domenica 9 settembre 2012



Io sono questa, non c'è niente da fare. Sono così. Ci ho speso soldi e anni di terapia per capirlo e, soprattutto, per accettarlo...per accertarmi. Io sono così folle che quasi faccio il giro e divento normale. Io sono questo, lo sono sempre stata. E non posso cambiare, non devo cambiare. Io voglio solo continuare ad essere. E lo so che non sono la donna che molti si aspetterebbero di vedere, la donna di trent'anni con la testa sulle spalle e dei principi e solidi progetti per il futuro. Io non lo so. Non lo sono. Almeno non credo. C'è una parte di me che mi rende talmente incostante da fare quasi paura. Io sono questo...l'esatto opposto della costanza. L'esatto opposto dell'eleganza. L'esatto opposto della raffinatezza. Io non sono timida. Io ho la faccia come un portone e sì, lo so, sono volgare, alla grande, lo so bene di essere volgare. E non crediate che io non me ne renda conto. Lo so. Eppure non posso farci niente. Bevo birra a collo, fumo decine di sigarette. Mi vesto come una zingara e guardo tutti dall'alto verso il basso. La mia peggior consapevolezza e quella di essere nettamente migliore rispetto ad altra gente. Superba...sì, ditelo pure senza avere paura...io sono fottutamente superba. Sicura di me? No quello no...non penso proprio. Ma superba si. E anche vanitosa ogni tanto. Quando sono sola lo sono. Quando mi trovo in mezzo ad altre donne mi sento una delle peggior merde della specie femminile in circolazione. Sono pazza. Sono dannatamente pazza. Non riesco a tenere la mente ferma. Non riesco a non farla lavoro. Vivo di sogni e paranoie mentali. Io sono questo. Un cumulo di difetti che sarebbe più facile farci un falò anzichè cercare di risolverli. Io non ho equilibrio. Né mentale né fisico. E l'ho sempre detto, e non potrei neanche nasconderlo, volendo, perchè si nota che io non ho mai trovato il mio baricentro. Io cammino come una bulletta di terza superiore. E se non mi fosse rimasto almeno quel minimo di buon senso, probabilmente, girerei coi capelli verdi. Io sono una stronza. Una di quelle che se ti prende di mira te ne fa passare di tutti i colori..ma non per cattiveria, mi piace semplicemente fare i dispetti, così, in simpatia, con il sorriso sulle labbra. Ma non mi rendo conto che a volte può risultare fastidioso. Io...io mi perdo. Mi perdo dietro alle nuvole, ai tramonti, mi lascio incantare dal volo di una gazza ladra. Sono capace di mettermi le cuffie nelle orecchie e di isolarmi dal mondo esterno per ore. Io scelgo la solitudine. Finisco sempre per isolarmi. Dopo un po' non sono più in grado di sopportare la gente. Finisce che non la cerco più...e certo loro non si sprecano a cercarmi. Io...io parlo con i gatti, con i cani, coi conigli, coi maiali e con le mucche, e anche con cozze se è necessario. Sono nettamente convinta che gli animali abbiano una sensibilità maggiore rispetto agli esseri umani. E io tifo per loro. Io sono dalla loro parte. E non è facile, lo so, per chi mi sta vicino, so che non lo è. Io non mangio carne. Io non so cucinare. Io mi lascio mangiare dall'ozio e dalla pigrizia e se potessi non mi alzerei mai dal divano se non per andare al lavoro. Io sono onesta. Non nascondo niente di me. Ve lo scrivo qui, nero su bianco, come sono. Sono affettuosa solo quando mi va. Scappo quando non ne posso più. Un gatto. Faccio paura come può fare paura un gatto arrabbiato. Si temono i suoi sbuffi e si ha paura che sfoderi i suoi artigli. Io ho della rabbia dentro. Della rabbia lasciata inesplosa da chissà quanto tempo e chissà perché. E anche se non la vedo, io so che è lì. Cova sotto la cenere come un tumore che non si vede dalle ecografie. Io sono questo. Io sono tutto questo. E se pensate che siano pregi, bè, vi sbagliate. Io vorrei tanto essere diversa, l'ho sempre voluto. Mi sarebbe piaciuto essere una ragazza più fine, più simpatica, più tenera, e anche più romantica, chissà. Invece mi girano le palle per niente, se una persona mi fa un torto istintivamente taglio i ponti e chi si è visto si è visto. Ma la cosa peggiore è che se quella persona si rifà viva, io sono capace anche di perdonare. E questo non è giusto. E questo non va bene. O sono una difetto o sono un pregio. Non posso essere tutto, non ne sono capace, non ne sono in grado. Sono un gatto. Dio santo...sono un gatto. E se non ho le fattezze del gatto, credetemi, è solo perché mi hanno lasciato a disposizione solo questo corpo che non è neanche un granché. Io sono questo. Sono tutto questo. E se cercate di avvicinarmi io non garantisco niente. Non so come potrei prenderla. Potrei fare le fusa, potrei graffiare, potrei fuggire. Io sono un gatto...non sono ammaestrabile...decido io se voglio o non voglio restare. Decido io se voglio o non voglio soffrire. Io sono un gatto...e ne ho preso atto. 

sabato 1 settembre 2012

WE MEET WITH A GOODBYE KISS...

Io conservo. Io trattengo. Non so perchè, ma non ho mai imparato a lasciare andare, a perdere, a dimenticare. E' una cosa che ho dentro da quando sono piccola. Quello che riesco me lo porto dietro. Quello che non riesco me lo scrivo. Io ricordo i volti. Li ricordo tutti. Per quello ho una fottuta memoria fotografica. Ricordo, ricordo, ricordo...e non ci posso fare niente. Così mi ricordo anche di quello che succedeva quando ero una ragazzina, forse ancora una bambina. Era il lontano 1995...esattamente 17 anni fa. 17 anni...mamma mia, come corre in fretta il tempo...17 anni è già una bella fetta di vita. A me questa cosa del tempo, non so perchè, mi mette sempre un po' d'ansia. Quando ci penso, e guardo indietro, mi sembrano passati meno anni...e invece no, ne sono passati 17. Comunque, dicevamo, era il lontano 1995 e in quel periodo, in estate, andavo in campeggio con la parrocchia. Era una forma di socialità, diciamo, poi sono cresciuta e della parrocchia figurarsi se me n'è più fregato un cazzo! Ad ogni modo, in questo campeggio, in luglio del 1995 mi innamorai perdutamente per la seconda volta...oddio, forse anche la terza o la quarta...non ci vuol niente che fosse pure la quinta, ma in quel tempo, di sicuro, mi innamorai. Non ricordo bene come accadde, ricordo solo che una sera, un ragazzo di un altro gruppo, infilò un foglietto sotto la porta della stanza delle ragazze. Si chiamava Dido...e si vestiva da rapper, aveva un cappellino con la visiera girata all'indietro e pantaloni e camicioni larghissimi. Non ho mai capito se si fosse innamorato di me, certo è che io mi ero innamorata di lui. Succedeva così, come succedono le cose quando hai quell'età, la beata età dell'innocenza, dove tutto sembra bellissimo o dove tutto fa malissimo. Ricordo che in quell'unica settimana abbiamo litigato, ci siamo parlati a malapena, ci siamo lanciati sguardi, sorrisi e ci siamo lasciati biglietti sotto le fessure delle porte. Ma lui stava con una certa Sara e non la voleva tradire...appena quindicenne parlava già di tradimenti, per dire. E così, l'ultimo giorno, l'ho raggiunto nel boschetto dietro alla chiesa. Ci siamo seduti su una panchina di sasso e ci siamo salutati. L'ultimo e unico bacio...sulla guancia ovviamente. Poi lui è tornato a casa sua e io a casa mia. Come succede sempre nelle storie estive. E Faenza, allora, mi sembrava così lontana! E il fatto che lui avesse una ragazza era difficilissimo da mandare giù. Tutto tornò nella norma e nella quotidianità, ricominciò la scuola, mi innamorai di nuovo, non so quante volte, probabilmente un centinaio, iniziai le superiori e andavo avanti, crescendo. In quegli anni, di tanto in tanto, ci sentivamo, una telefonata, o da parte mia o da parte sua, giusto per chiederci come stavamo. E in quel tempo, 4 anni credo, io non ho mai smesso di pensarlo. E ci piangevo pure. Quando mi veniva in mente avevo una gran nostalgia e mi facevo dei gran pianti. Tanto che mia mamma, una domenica, mi ha caricata in macchina e mi ha portata a Faenza, proprio sotto casa sua, per andarlo a salutare...ma lui non c'era. Sono tornata a casa con un gran sconforto. Era il 1997...due anni dopo. Un trigliardo di amori in mezzo. E lui era ancora lì, nella mia testa. 1999, la mattina del 31 dicembre, mi chiama e mi dice che è in giro in moto dalle mie parti e mi viene a trovare. Ci vediamo davanti ad un bar vicino a casa mia, ci facciamo 10 minuti di chiacchiere e poi se ne va. Solo anni dopo scoprirò che quel giorno lui non doveva venire dalle mie parti, ma veniva dalle mie parti per vedere me. Che robe!
2001, con un sms mi dice che è diventato babbo. Io ormai ho dimenticato, ho lasciato andare, ho archiviato tutto. Altri amori e altri problemi hanno preso il suo posto, altri volti, altri baci, altro tutto. Gli dico che sono contenta per lui, cosa che è vera, e basta. Si chiude lì, perchè è giusto così, perchè non c'è davvero più niente da dire e forse non c'è mai stato niente. 
2011...facebook....facile digitare il suo nome e cognome, solo per curiosità, per vedere se è ancora uguale ad allora, se è invecchiato, se si è sposato, se suo figlio gli somiglia. E mi aggiunge ai suoi amici. Certa che abbia capito chi io sia, non gli ho mai detto chi ero e non ne abbiamo mai parlato. Ci si scriveva due commenti ogni tanto, così, en passant, perchè tanto non c'era da dire più niente. Qualche giorno fa, forse curioso o forse preoccupato di vedermi devastata sulla mia bacheca, inizia a scrivermi a chiedermi come sto. Finché non gli chiedo se ha capito chi sono io. Ci riflette un po', ci deve riflettere molto perché evidentemente io conservo tutto ma gli altri no...poi capisce. E mi dice che spesso è vicino a casa mia sulle piste da riders. Così oggi, ci siamo rivisti. Solo 17 anni fa, se me lo avessero detto, anche solo per farmi smettere di piangere, non ci avrei creduto. Oggi mi incammino per la stradina di ghiaia che porta al campo di montagnole di terra con una tranquillità e una pacatezza che mi stupisco di me stessa. Lui salta, la sua bici fa evoluzioni, e capisco da lontano che è lui. E' sempre lo stesso, sempre uguale, forse un capello bianco, forse più magro e pallido. Forse ha le occhiaie. Ma i suoi occhi sono sempre dello stesso azzurro di 17 anni fa. Non è l'emozione fortissima che avrei provato allora. Mi sento come se non avessimo mai smesso di incontrarci, anche per caso, in giro per strada. Eppure non ci conosciamo per niente. Gli anni, il tempo, l'esperienza, i dolori che ci hanno accompagnato a diventare da quei ragazzini che eravamo a degli adulti, ci hanno totalmente riformato il carattere. Io non so niente di lui. Lui non sa niente di me. Eppure mi raccoglie le giuggiole mela salendo su una scala e rischiando di rompersi il collo. Ridiamo. Forse ci sentiamo entrambi come se fossimo davvero tornati ad avere 13 e 15 anni. Forse per un momento abbiamo messo da parte tutto il marcio che abbiamo assorbito con il passare delle stagioni e ci siamo liberati dai noi di oggi per tornare, anche solo per poco, ai noi di ieri. Piccoli esserini che del mondo non sapevano ancora niente, che vivevano di sogni e illusioni, utopisti e irragionevoli. Le responsabilità fuori dalla porta, lo zaino pieno solo di panini, diari e fantasia. E i bigliettini che avevo riesumato per l'occasione ci hanno fatto ricordare tutto. E forse ci hanno lasciato un po' di amarezza. Si, ce l'hanno lasciata. La consapevolezza che si cresce, si va avanti, e lasciamo per strada pezzi di noi come fossero sassolini o molliche di pane. Basta solo un attimo per tornare indietro e riuscire a seguire la strada da dove eravamo partiti. 
ps: grazie per quelle due ore...non avevo mai visto dal vivo dei riders ed è molto emozionante. Prima o poi tornerò a vedervi. 

domenica 26 agosto 2012

Io spacco tutto. Da sempre. Quando ero piccola rompevo qualunque cosa mi capitasse sotto mano. Sono abituata a distruggere tutto. Ci sarà anche un motivo, mi chiedo. Un motivo per cui io non riesca ad andare avanti nelle cose. Un motivo per cui, una mattina, mi sveglio e non ci credo più. Perché? Perché questa voglia di farmi male a tutti i costi, questa necessità di rimanere sempre nello stesso punto e non andare avanti. Perché non ho il coraggio di rischiare? Cosa ci perdo, tanto, alla fine, se io comunque sto così. Sto messa così. Così tipo che ho passato tutta la domenica a macerarmi nel dolore, a lasciare che le lacrime mi bagnassero i capelli. A fumare quantità inenarrabili di sigarette. A leggere poesie struggenti, a ricordare. Ci vorrebbe un pulsantino ogni tanto. Un bel RESET attaccato vicino all'orecchio. Ripristina le impostazioni iniziali. Solo che io non lo so più quali siano le mie impostazioni iniziali. So solo che ho voluto fare una scelta. E mentre piangevo, mentre lui andava via, mi ha detto "guarda che non ti obbliga nessuno"...Dio...aveva ragione, cazzo! Che merda di scelta è quella di lasciare la persona che ami solo perchè non vedi un futuro? Ma come si fa, dico io, a prendere una decisione così idiota?! Fino a questa mattina era qui, proprio qui, accanto a me, su questo stesso letto...e adesso non c'è più. Ci siamo dati due giorni per abituarci all'idea. Due giorni in cui sapevamo che oggi sarebbe stato il nostro ultimo giorno. In quei due giorni ci siamo comportati come se nulla fosse. A parte qualche sclerata mia, pianti improvvisi. Dio come mi manchi. Mi manchi così tanto che non riesco a respirare. Ho scritto un post che fa schifo, non riesco a scrivere di meglio. Non riesco a mettere in prosa tutto il male che sento addosso in questo momento. So solo che sono una stupida. So solo che non sono paziente. So che non sono una che temporeggia. so che ti amo. Lo con una certezza che mi lacera dentro. So che l'amore dovrebbe aiutare a superare ogni ostacolo. Ma io non so saltare. Non ho mai imparato a farlo. Vorrei che mi aiutassi. Ho bisogno che ti mi aiuti a credere che ho sbagliato tutto. ho bisogno di sapere che non sarà così per sempre. Ho bisogno di sentire la tua voce, di vedere i tuoi occhi. Solo adesso mi rendo conto di quanto siano scontate le cose in una coppia. Il messaggio della stessa ora, la telefonata della buona notte, il week end passato insieme, per tutti i week end. Il fare la spesa, preparare da mangiare anche per te. vederti dormire. Sentirti sveglio mentre io mi addormento. Io non ce la faccio. Questa volta non so se terrò fede al non tornare indietro. L'ho fatto senza essere pronta. Ho deciso senza pensare. Eppure ho pensato. Ma come ho fatto a credere che lasciarsi fosse l'unica soluzione?! "Non ce l'ha ordinato nessuno, non siamo obbligati"...E' vero, non siamo obbligati. Ma perché l'ho fatto? Perchè ho deciso di guastarci? Come se avessi preso un bel vaso, pulito, spolverato, lucido, e lo avessi schiantato rovinosamente sulle mattonelle di cotto. A che pro? Con quale fottuta giustificazione ho fatto questo gesto idiota?! Mi odio. In questo momento mi odio così tanto che non riesco neanche a guardarmi allo specchio. Mi odio come se fossi una parte esterna a me. Io non sono più io, da un po'. E all'inizio ero contenta di stare bene, di essere un po' guarita, di essermi affacciata al mondo, di avere iniziato a fare cose che mi soddisfacevano e che mi facevano stare bene. Adesso no. Adesso maledico il giorno in cui ho iniziato a voler migliorare. Sarei dovuta rimanere com'ero. Vestita dai miei jeans larghi, con i miei capelli neri e lisci, la mia pelle bianca e l'ansia del mondo esterno. Se potessi tornare indietro resterei così. Non dovevo pretendere che tu mi seguissi. Dovevo solo stare ferma io.