Abbiamo voglia a dire di avere speranza. Dal pulpito il prete incita alla preghiera, a credere in un Dio che ci pone delle domande e a darci delle risposte. Strano...ho sempre pensato che Dio fosse onnipotente e onnipresente. Forse è per questo che non credo più. Mi hanno sempre fregata. Dio non c'è. E' inutile. Come puoi dire che esiste un Dio quando davanti hai due bare bianche, quando intorno a te vedi genitori piangere la morte delle proprie figlie. Dio non esiste. Questo essere supremo che regola le nostre vite, che dovrebbe preservarci perchè lo preghiamo, che dovrebbe sostenerci nei momenti di dolore...ma per favore! E' destino. E al destino non puoi dire "Scusa, aspetta un attimo, non sono pronto". Il destino gioca a dadi e vince sempre. Fa sempre 6...o 12...a seconda di quanti dadi tira. Non c'è scampo. Ti prende e ti porta via. Una vita...due vite...e tu sei lì e ti senti impotente davanti a questa forza sconosciuta, che non ha un volto, non ha un nome. Fato. Il bizzarro modo che ha la vita di prenderti da parte e dirti di non abbassare mai la guardia. C'è un mondo dietro tutto questo, il mistero assoluto della morte. Sappiamo che c'è, sappiamo che tocca a tutti, ma il motivo per cui sia toccato a due ragazze appena maggiorenni anzichè al vecchietto centenario, porca puttana, mi sfugge. Con tutto il rispetto per il vecchietto centenario. C'è un momento in cui queste domande te le fai...è il momento in cui incroci lo sguardo del padre di una ragazza che non c'è più...e lui accenna un sorriso, come per farti forza...lui a te!...Come fa? Come fa a non vedere che stanno sigillando in un loculo una bara con dentro la sua bambina? La stessa bambina che ha cresciuto, che era così grazie a lui? La bambina per cui aveva preso bracciali e collane al mare pochi giorni prima. Ci deve essere un tasto nell'organismo umano, un tasto che viene attivato in automatico per non sentire il dolore, che anestetizza il sangue che brucia e si mischia alle lacrime che non possono uscire. Il tasto off. Forse lo abbiamo anche noi. Perché non capisco come possa stare in piedi una madre che perde il frutto di quello che ha portato dentro per nove mesi, una madre che ha pianto la prima volta che ha visto sua figlia camminare, o che ha gioito quando ha sentito la sua prima parola. Ci deve essere un modulatore...un meccanismo interiore che permette all'uomo di andare avanti...forse si chiama istinto di sopravvivenza...Ma non so cosa voglia dire sopravvivere al proprio figlio. Al solo pensiero vorrei morire. Forse è anche questo uno dei motivi per cui, egoisticamente, non voglio fare figli. E' il dolore più insopportabile, più lontano da ogni immaginazione. Eppure si va avanti...ne ho visti tanti che hanno continuato la loro vita. E hanno trovato altre strade, canali in cui versarsi per sentire meno male...queste esperienze che a qualcuno capita di dover affrontare, voglio sperare, devono avere un motivo, devono portarci su una via di consapevolezza..."non abbassare mai la guardia", ti dice il destino mentre ritira i dadi dal tavolo verde e tutte le tue fiches spariscono in una nuvola di fumo. E a noi non rimane niente. Solo il rumore della calce sui mattoni, solo qualche fiore sparso sui ciottoli bianchi. Rimangono le parole che rieccheggiano nell'aria, i pianti, gli abbracci, le pacche sulle spalle. La gente se ne va, lascia libero lo spazio, lascia il posto al dolore. Rimane il vuoto incolmabile, rimane la perdita. Rimane una bara chiusa, un corpo che non crescerà più, che non potrà più vivere. Rimane l'anima, forse a vegliare, forse se ne è già andata per ricominciare. Rimangono due genitori che stasera torneranno a casa e si fermeranno sulla porta di una camera vuota, senza musica, senza voci. Il nulla. Dopo tutto, rimane il nulla.
mercoledì 12 giugno 2013
lunedì 1 aprile 2013
VORREI DIRVI CHE CI CREDO
Vorrei dirvi che ci credo. Vorrei dire che ho speranza, che penso veramente che tutto questo possa cambiare. Voglio dirvi che voglio rimanere qui, nel Bel Paese, fatto di mare e monti, di colline verdi, di monumenti, musei, arte. Vorrei dirvi che mi piace vivere qui, che non sento l'esigenza di spostarmi da qualche parte del mondo che non sia così corrotta e così marcia come è diventata l'Italia. Vorrei dirvi tante cose...tante di quelle cose che non basterebbe una settimana. Non posso. Non posso certo dire che le cose si sistemeranno. Ho perso tutto. Ho perso la voglia di alzarmi al mattino e di continuare ad andare avanti. Non mi piace. Non mi piace lo scempio che vedo intorno. Non mi piace più niente. Ieri sera ho visto un film. Un film comico. E un film comico, se non sbaglio, dovrebbe farti ridere. A me ha lasciato addosso una gran tristezza, invece. Una malinconia di cose che non avverranno mai. Vorrei davvero che il paese venisse preso in cura da qualcuno di onesto. ONESTO. La parola è così bella da scrivere e da sentire. E' talmente rara e desueta che porta a pensare che neanche esista. Ma chi è onesto, davvero, al giorno d'oggi? Dal più piccolo al più grande, chi, davvero, si sente in grado di dichiararsi onesto? Sento gente dire che bisogna fare i furbi, che questo è un paese di furbi, che se non sei furbo ti fai fregare e basta e ti fregheranno sempre. Eh no...vi svelo un segreto...se anche quel piccolo stronzo che ha sempre cercato di fare le cose in buona fede, che ha sempre cercato di non ledere a nessuno, di essere onesto smette di esserlo perchè gli altri non lo sono, mi dispiace...ma non abbiamo più scampo. L'altro giorno mi hanno ammaccato la macchina. L'ho portata da un carrozziere e una mia amica mi ha chiesto "ma riesce a tirare fuori qualcosina in più per te?"...eh?!?...cosa vuol dire?...io faccio l'assicuratrice, cazzo...odio chi specula su queste cose. Ho un danno di mille e mi devo fare dare 1200??...perchè? Ecco...è da queste cose piccole che partono gli imbrogli grandi. Da queste cose insulse, che ci sembrano inezie, che partono le vere inculate. Basta...fate baste. FACCIAMO BASTA!!!... Facciamo davvero che la merda venga spazzata via e cominciamo da noi. Facciamo che tiriamo una bomba?!...Dio...non sapete come vorrei che davvero saltasse per aria tutto. Ci hanno anche concesso il diritto di votare...eppure non lo sfruttiamo. Una volta che c'è un partito che pare decente, un po' meglio degli altri, non lo votiamo perchè dobbiamo votare chi non farà andare al governo il peggio!...Ma non è che abbiamo un po' perso di vista la faccenda?! Dare un voto a qualcuno che magari farà qualcosa di buono, di nuovo, a qualcuno che magari ha davvero voglia di cambiare le cose, potrebbe essere una svolta. E invece no...lo chiamano voto inutile. Voto regalato a quelli cattivi. Ma voi per chi votate?! Per chi vi rappresenta o dove tira il vento? Io se non ci fosse stato questo partito qui non avrei votato proprio per niente. Non è andata bene, ovviamente, perchè siamo sempre dell'idea che cambiare non sia un bene. Rimaniamo radicati in quello che è il classico modo di vivere italiano. Gli italiani sono quelli che si incazzano perchè gli ausiliari gli fanno la multa se non pagano il parcheggio, sono quelli che si indignano per chi evade le tasse e evadono le tasse, sono quelli che vanno a messa e darebbero fuoco a tutti quelli che ritengono diversi, quelli che dicono di essere credenti e di seguire la parola di cristo e poi voltano le spalle a un disgraziato che chiede la carità. Gli italiani non hanno capito niente. Nei secoli si sono fatti infinocchiare...dai potenti, da chi tiene le fila, da chi dirige l'orchestra. E' inutile che dica che dobbiamo svegliarci...siete e siamo lobotomizzati...vi hanno fatto credere che siete nobili perchè lavorate...ma vi hanno trasformato in robottini che al mattino si mettono in fila con i loro suv pagati a rate per andare in fabbrica (sempre ammesso che ancora ci sia!). Gli italiani sono così...mangiano pane e cipolla e pagano sky per vedere film che fanno cagare e per seguire tutta la minchia di champions league. E poi ci sono gli italiani che sono davvero col culo per terra, quelli che davvero non hanno da mangiare, quelli che sono costretti ad alzare la mano per chiedere la carità. Quelli che al mattino si svegliano e non sanno dove sbattere la testa. Il lavoro non rende nobili. Il lavoro permette di vivere. Vivere nel tempo di quelle tre o quattro ore che ti rimangono quando hai smesso di lavorare. Ma lasciamo stare...anche qui di cose ce ne sarebbero da dire!...Le solite cose poi, quei discorsi che si fanno in fila alla cassa del supermercato o dal parrucchiere...quei discorsi che, alla fine, ti fanno dire... "ma chi me lo fa fare di rimanere in questo paese di merda? Faccio le valige e me ne vado nell'emisfero australe!"
martedì 22 gennaio 2013
Cinici non si nasce. Cinici si diventa. E’ inutile. Pure io, per quanto possa sembrarvi strano, non sono nata così cattiva e arrabbiata col mondo. Non ero così quando sono nata. Io ero una bambina romantica. E come tutti i bambini romantici mi piaceva spiare le coppie di ragazzi che si baciavano. Credevo nell'amore. Non sapevo cosa fosse, e mentirei se dicessi che adesso lo so, ma sapevo che esisteva. Se è per questo credevo anche a Babbo Natale e al Topino dei Denti. Tant’è…il tempo ha fatto il suo corso, gli eventi, le persone, le esperienze…e piano piano quel romanticismo è andato assopendosi. Da ragazzina mi perdevo ore a leggere frasi d’amore, poesie bellissime, lievi…mi piacevano i film con il lieto fine, e anche con quello struggente e triste perché “le donne arrivano ad amare anche il dolore purché sia romantico”…non è una frase dei Baci Perugina…è una certa Madame De Stael…va bene, dai…l’ho letta sui Baci e chiudiamola qui! Dicevo…credevo nell’anima gemella, ed ero certa che ogni desiderio espresso davanti agli occhi della luna piena si sarebbe avverato. Illusa!!...Per fortuna ho iniziato ad usare la mia testa, a pensare e a concretizzare, a mettere insieme i pezzi, a fare due più due. E da lì è partito il mio cinismo. Dieci anni fa? Quindici? Chissà…so solo che da quel momento in poi ho iniziato a raccogliere per strada solo gatti randagi, micetti che avevano bisogno di qualcuno che si prendesse cura di loro, che li istruisse, che insegnasse loro a vivere. Li ho presi per mano e accompagnati…non so perché. Forse volevo che davvero il vero amore non mi incontrasse, forse volevo non cadere nella banalità di chi si mette a costruire qualcosa come fanno tutti. Preferivo così. Preferivo pensare che ci sarebbe stato un futuro, che quel futuro sarebbe durato, ma non facevo niente per farlo diventare vero. Ma un giorno di pochi mesi fa mi sono svegliata e ho pensato che fosse ora di chiudere il gioco. L’ora di raccattare dalla strada solo gatti veri…a quelli a due zampe ci pensassero le altre, che hanno finito per trovarseli belli e pronti, con tutte le cose che ci sono da sapere in un rapporto….pivellini!...Teneteveli voi. Io non voglio più vedere due persone che camminano una davanti all’altra. Voglio il camminarsi accanto. Voglio che tutto quello che succede si affronti in due, che il carico venga suddiviso in parti eque. Voglio, pretendo…io merito. Adesso basta. E l’ho capito l’altro giorno…quando guardando coppie sposate che si divertivano ho pensato “forse il matrimonio fa schifo solo se ti sposi con la persona sbagliata. Forse diventa noioso solo se decidi di non dargli brio”…non è che sono tornata romantica, sia chiaro, ma sto aprendo un po’ le mie chiusure mentali (non tutte, ovvio. Le mie convinzioni principali rimangono!). Tipo…avevo in braccio la figlia della mia migliore amica l’altra sera…la facevo ballare e lei aveva appena mangiato…solo qualche mese fa avrei davvero avuto orrore al solo pensiero che potesse vomitarmi addosso…questa volta no. Questa volta pensavo a quanto fosse dolce annusare la sua testina morbida e profumata… a quanto fosse simpatica la sua bavina sbrodolosa…a quanto tutto sembrasse così semplice e perfetto come le sue guanciotte…e mentre la musica ci cullava, ho pensato che forse, ma proprio forse, non sarei neanche la pessima madre che solo poco tempo fa pensavo di poter essere.
martedì 8 gennaio 2013
Gli italiani sono bravi a fare un sacco di cose: la pizza, la pasta co' à pummarola in coppa, l'amore, suonare il mandolino. Ma in una cosa eccellono particolarmente...gli italiani sanno piangersi addosso come nessun altro al mondo (manco in Uganda, per fare un paragone). Da mattina a sera non facciamo altro che lamentarci, non arriviamo a fine mese, il governo ci ammazza di tasse, ci stanno prendendo in giro, siamo arrabbiati, non ne possiamo più, non possiamo comprarci casa, non possiamo fare quello che vogliamo...e intanto stiamo lì, a mangiare pane e cipolla per pagare la rata del Suv o dell'Iphone 5. Siamo un paese che fa ridere, dai, diciamoci la verità. Ci guardiamo il nostro bel Crozza che fa le battute su Ballarò, ci sintonizziamo su Benigni che ci legge la Divina Commedia o ci spiega la Costituzione...E intanto ridiamo, perchè pensiamo che ridere sia sempre meglio che piangere. Ci calmiamo un po' quando pensiamo che almeno abbiamo un lavoro....perchè sì, ci hanno fatto credere che il lavoro sia una fortuna, non un diritto. Ci hanno fatto credere che o stai con la testa chinata e piegato a novanta, o quella è la porta. Non è una fortuna avere un lavoro...è un diritto! Ci hanno fatto credere che il tempo è denaro...non è vero...il tempo è speso bene se passato facendo quello che si vuole fare! Lo sapete che, se tutte le risorse che abbiamo in Italia venissero usate correttamente, ci sarebbero il doppio dei posti lavoro, potremmo lavorare tutti a metà ore e con lo stesso stipendio?! Ci hanno fatto credere che stiamo bene...che finchè abbiamo da mangiare e possiamo guardare Maria de Filippi il sabato sera, non possiamo lamentarci. E intanto oliano, oliano, e noi continuiamo a fare finta di niente. Sblateriamo, discutiamo con chiunque incontriamo per strada, diciamo che andremo a votare perchè è un nostro diritto!...Non è un diritto...è un dovere...il problema è che da qualunque parti si guardi, dal più destro al più sinistro, fanno tutti schifo...e noi lo diciamo, lo sappiamo, lo scriviamo su facebook, facciamo le vignette divertenti perchè, oltre ad essere dei bravi pizzaioli, siamo anche dei bravi umoristi! Ma sì, ridiamoci sopra, facciamoci due risate con il Roberto nazionale che sembra stare dalla nostra parte (e intanto lui si è comprato la casa a Cesenatico sul mare e voi abitate in un monolocale in affitto!). Ascoltiamo Beppe Grillo che urla urla, che è un'ingiustizia...che il parlamento deve essere pulito...Sputiamo per terra quando vediamo Berlusconi, quando sentiamo parlare quel testa di mi...chia di Monti, quanto vediamo la Fornero piangere!!...(Scommetto che la stronza aveva le pinzette infilate nella tasca della gonna e si è data uno strattone alla chiappa per farsi venire le lacrime!). Dai, lo sappiamo che non possiamo andare avanti così! Ci stanno prendendo tutto! La nostra dignità, la libertà, le nostre vite! Prolungano la pensione a 70 anni perchè sperano che crepiamo prima (e così sarà!) in modo da non dovercela pagare quella pensione! Non ci danno soldi da spendere, ma loro ci si puliscono, perdonatemi il termine, il culo con tutti quelli che hanno! Ma ci va bene così? Oltre a lamentarci, che cosa facciamo? Sappiamo benissimo che c'è una soluzione sola, e la soluzione, ce lo insegna la storia, è la rivoluzione! Vogliamo farla pacificamente? Proviamoci. Non serve a niente? Armiamoci! Io sono sempre stata una non violenta...ma non possiamo continuare a permettere che ci facciano questo! Eppure stiamo qui, incazzati ma con le mani tra le mani, perchè, oltre tutto, ci hanno fatto credere che abbiamo anche qualcosa da perdere...in effetti sì...se ci arrendiamo possiamo andarcene all'estero...ma l'Italia è la nostra mamma, la culla dell'arte, delle montagne sul mare, dei paesaggi toscani che mozzano il fiato, delle bellezze del sud, dello smog del nord (ci rinuncereste?). L'Italia, il Bel Paese mica per niente! Rovinato, rovinato da tanta indecenza, dalla superbia, dalla tirannia, e dall'idiozia. La nostra! Siamo un paese di stupidi, di patetici! Siamo veramente patetici! SVEGLIAMOCI!! Bisogna agire! Si deve REAGIRE! Il loro tempo è agli sgoccioli, la nostra libertà è vicina...un passo, un solo passo, uno per uno, e possiamo cambiare tutto. Alziamoci da queste sedie (me compresa, ovvio!), riuniamoci, ricordiamoci cosa vuol dire essere italiani, ricordiamoci come abbiamo fatto ad arrivare fino ad oggi, ricordiamoci di coloro che hanno lottato e ci hanno regalato la vera libertà! Una libertà che adesso buttiamo nel cesso facendo finta di niente! Facciamo quello che c'è da fare...facciamo che il marcio, in un modo o nell'altro, vada eliminato...facciamo che l'era dell'acquario abbia un senso, facciamo che ci aiuti...
lunedì 24 dicembre 2012
PRESTO O TARDI...MA CAPITA
Capita a tutti, prima o poi. Alcuni se ne accorgono, altri non ci fanno caso, si limitano solo a dire "Non sento più il Natale". Sono anni che i Natali non sono più quelli di una volta. Se ne sono andati piano, un po' alla volta, peggiorando ogni anno. A prescindere dal valore che si da a questa festa. Io, per esempio, da piccola l'ho sempre visto come un momento in cui aspettarsi un regalo, poi, crescendo, di certo non l'ho mai considerato come una festa religiosa...ma un giorno diverso dagli altri, un giorno dove poter stare insieme alla mia famiglia, a ridere, litigare, guardare film trash, mangiare i cappelletti e la mostarda. Natale, alla fine, era questo. Un giorno...un giorno solo dove si sentiva un odore diverso dal solito. I vetri appannati in cucina, il profumo del brodo, le madonne che tirava mia nonna e la tavola apparecchiata...Di tutto questo non è rimasto più niente. Solo un presepe...immortale. Me lo ricordo da quando sono nata, e certe voci dicono che sia ancor più vecchio di me...e forse di mia mamma stessa. Compare in alcune foto di famiglia, di tanto in tanto. La cosa strana è che ha ancora voglia di suonare il suo carillon quando si gira l'abete sopra al tetto della capanna. Oltre a lui, più niente. E tutto è andato svanendo, piano piano, come se non me ne dovessi rendere conto, come se l'impatto, alla fine, potesse essere meno forte, meno traumatico. E invece no...purtroppo io ho i ricordi. Tavolate di cugine, zio, babbo...che poi sono andati scomparendo lasciando posti vuoti e poi rimpiazzati. Poi se ne è andata lei, la colonna portante, la sua linguaccia, i suoi occhiali e la maglia di pile. La nonna. Quella che teneva in piedi tutto. Crollata lei, tutto è andato a puttane. Cambiata location, cambiato cibo, posti che non si riempiranno più...E adesso neanche quelli. Tutto dimezzato, tutto andato. Domani sarà un giorno come un altro, davanti allo stesso camino di sempre, la tavola apparecchiata per quattro, un extra sulle portate, la mostarda non mancherà. Mia mamma piazzerà il cd di Bublè in sala a fare da colonna sonora a questo natale che forse neanche lei vorrebbe fosse così. Io penserò a mio padre che starà pranzando solo, al suo cane che non sta bene, alle cose che sarebbe stato bello dire e non si sono dette. Penserò a come sarebbe oggi se tutto fosse rimasto come trent'anni fa, se le cose non fossero cambiate. Penserò che rivoglio il Natale, la sua atmosfera. Penserò che l'unico modo per averlo sarà iniziare a farne uno mio...penserò ai Natali che verranno e magari saranno migliori, o non si festeggeranno neanche più. Penserò e basta. Tornerò a casa, berrò un bel bicchiere di acqua calda con limone e bicarbonato (che non sarà mai buono come quello che mi preparava la nonna) e mi metterò a fare qualcosa...dormire, forse. Leggere...mah. Guardare un film trash con la sorella. Natale...ogni anno sempre peggio, ogni anno rimane il giorno di riflessione per eccellenza. Il cambiamento della mia vita, il crescere, l'andare avanti. il segno del tempo che scorre e ci invecchia, ci muta, ci lascia ogni volta con un senso di angoscia e tristezza.
E a te...a te che guarderai tutto da dove sei, dovunque tu sia, dedico questa...perché quando l'ascolto ti penso. Perché già non erano più i Natali di una volta..ma da quando non ci sei, non è più Natale.
martedì 25 settembre 2012
Incontriamoci a metà
in quel bar con i tavolini di legno,
dove la radio è di quelle grandi,
antiche,
con le manopole marroni.
Incontriamoci lì,
sediamoci sulla panchina fuori,
quella dove il sole batte tutto il giorno.
Lasciamoci inondare dai suoi raggi caldi,
rimaniamo ad occhi chiusi.
Restiamo lì,
un'ora, due ore, una vita.
In silenzio,
senza parlare,
solo la mia mano nella tua.
Incontriamoci tra me e te.
Tra quello che sei e quello che sono,
in quello spazio che rimane tra noi,
quello dove ci si guarda
ma non ci si mischia.
Lasciamo che il tempo scorra,
non preoccupiamocene.
Rideremo quando vorremo ridere.
Dormiremo se saremo stanchi.
Balleremo un lento quando saremo tristi,
un pezzo rock quando saremo contenti.
Non avremo limiti
non faremo progetti
non avremo obblighi.
Incontriamoci lì,
a metà strada,
in quel bar che,
se cerchi bene,
esiste davvero.
(v.b.)
domenica 9 settembre 2012
Io sono questa, non c'è niente da fare. Sono così. Ci ho speso soldi e anni di terapia per capirlo e, soprattutto, per accettarlo...per accertarmi. Io sono così folle che quasi faccio il giro e divento normale. Io sono questo, lo sono sempre stata. E non posso cambiare, non devo cambiare. Io voglio solo continuare ad essere. E lo so che non sono la donna che molti si aspetterebbero di vedere, la donna di trent'anni con la testa sulle spalle e dei principi e solidi progetti per il futuro. Io non lo so. Non lo sono. Almeno non credo. C'è una parte di me che mi rende talmente incostante da fare quasi paura. Io sono questo...l'esatto opposto della costanza. L'esatto opposto dell'eleganza. L'esatto opposto della raffinatezza. Io non sono timida. Io ho la faccia come un portone e sì, lo so, sono volgare, alla grande, lo so bene di essere volgare. E non crediate che io non me ne renda conto. Lo so. Eppure non posso farci niente. Bevo birra a collo, fumo decine di sigarette. Mi vesto come una zingara e guardo tutti dall'alto verso il basso. La mia peggior consapevolezza e quella di essere nettamente migliore rispetto ad altra gente. Superba...sì, ditelo pure senza avere paura...io sono fottutamente superba. Sicura di me? No quello no...non penso proprio. Ma superba si. E anche vanitosa ogni tanto. Quando sono sola lo sono. Quando mi trovo in mezzo ad altre donne mi sento una delle peggior merde della specie femminile in circolazione. Sono pazza. Sono dannatamente pazza. Non riesco a tenere la mente ferma. Non riesco a non farla lavoro. Vivo di sogni e paranoie mentali. Io sono questo. Un cumulo di difetti che sarebbe più facile farci un falò anzichè cercare di risolverli. Io non ho equilibrio. Né mentale né fisico. E l'ho sempre detto, e non potrei neanche nasconderlo, volendo, perchè si nota che io non ho mai trovato il mio baricentro. Io cammino come una bulletta di terza superiore. E se non mi fosse rimasto almeno quel minimo di buon senso, probabilmente, girerei coi capelli verdi. Io sono una stronza. Una di quelle che se ti prende di mira te ne fa passare di tutti i colori..ma non per cattiveria, mi piace semplicemente fare i dispetti, così, in simpatia, con il sorriso sulle labbra. Ma non mi rendo conto che a volte può risultare fastidioso. Io...io mi perdo. Mi perdo dietro alle nuvole, ai tramonti, mi lascio incantare dal volo di una gazza ladra. Sono capace di mettermi le cuffie nelle orecchie e di isolarmi dal mondo esterno per ore. Io scelgo la solitudine. Finisco sempre per isolarmi. Dopo un po' non sono più in grado di sopportare la gente. Finisce che non la cerco più...e certo loro non si sprecano a cercarmi. Io...io parlo con i gatti, con i cani, coi conigli, coi maiali e con le mucche, e anche con cozze se è necessario. Sono nettamente convinta che gli animali abbiano una sensibilità maggiore rispetto agli esseri umani. E io tifo per loro. Io sono dalla loro parte. E non è facile, lo so, per chi mi sta vicino, so che non lo è. Io non mangio carne. Io non so cucinare. Io mi lascio mangiare dall'ozio e dalla pigrizia e se potessi non mi alzerei mai dal divano se non per andare al lavoro. Io sono onesta. Non nascondo niente di me. Ve lo scrivo qui, nero su bianco, come sono. Sono affettuosa solo quando mi va. Scappo quando non ne posso più. Un gatto. Faccio paura come può fare paura un gatto arrabbiato. Si temono i suoi sbuffi e si ha paura che sfoderi i suoi artigli. Io ho della rabbia dentro. Della rabbia lasciata inesplosa da chissà quanto tempo e chissà perché. E anche se non la vedo, io so che è lì. Cova sotto la cenere come un tumore che non si vede dalle ecografie. Io sono questo. Io sono tutto questo. E se pensate che siano pregi, bè, vi sbagliate. Io vorrei tanto essere diversa, l'ho sempre voluto. Mi sarebbe piaciuto essere una ragazza più fine, più simpatica, più tenera, e anche più romantica, chissà. Invece mi girano le palle per niente, se una persona mi fa un torto istintivamente taglio i ponti e chi si è visto si è visto. Ma la cosa peggiore è che se quella persona si rifà viva, io sono capace anche di perdonare. E questo non è giusto. E questo non va bene. O sono una difetto o sono un pregio. Non posso essere tutto, non ne sono capace, non ne sono in grado. Sono un gatto. Dio santo...sono un gatto. E se non ho le fattezze del gatto, credetemi, è solo perché mi hanno lasciato a disposizione solo questo corpo che non è neanche un granché. Io sono questo. Sono tutto questo. E se cercate di avvicinarmi io non garantisco niente. Non so come potrei prenderla. Potrei fare le fusa, potrei graffiare, potrei fuggire. Io sono un gatto...non sono ammaestrabile...decido io se voglio o non voglio restare. Decido io se voglio o non voglio soffrire. Io sono un gatto...e ne ho preso atto.
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