mercoledì 5 gennaio 2011




"Ti ricordi quei giorni, i tuoi occhi si incupivano e il tuo viso si arrossava. E ti stringevi a me nella mia stanza quasi un sospiro, poi mi dicesti basta. Perché non voglio guardarti, perché ho paura ma di amarti! E dicesti e dicesti e dicesti. le tue parole quasi io non ricordo più . Ma nemmeno tu ricordi niente. Ora dove sei e che gente vede il tuo viso e ascolta le tue parole leggere, le tue sciocchezze leggere, le tue lacrime leggere come una volta. Che cosa dici ora quando qualcuno ti abbraccia. E tu nascondi la faccia..."


venerdì 31 dicembre 2010

LA FEBBRE DEL 31 DICEMBRE


La febbre del 31 dicembre è una sensazione che mi prende alla gola da un po' di anni a questa parte. E' come se tutto il peso dell'anno passato si riversasse sulle mie spalle. Passano i volti, le parole, le cose che in dodici mesi mi sono corsi davanti agli occhi, mi hanno trapassato le orecchie. Passano. C'è una specie di angoscia in questo giorno, talmente tanta angoscia che non riesco a capire come la maggior parte delle persone che conosco abbia voglia di festeggiare. Non so, ci si fa gli auguri, si spera sempre nel nuovo anno come se fosse migliore. Io non faccio più progetti, ho imparato a non farne più. Che tanto, dopo 28 anni di esistenza, sono sempre nello stesso punto. Non cambio, non evolvo, non cresco. Mi sono detta che il 2011 potrebbe essere l'anno in cui decidere di diventare grande, di prendersi delle responsabilità, di iniziare a costruire. Costruire cosa, mi chiedo. Se tutto quello che so fare è vivere di passato e malinconia, come posso costruirmi un futuro? E infatti, non faccio progetti, ma faccio resoconti dell'anno passato, che quelli li so fare sempre bene, chissà poi il perché. Allora mi sono messa li, foglietto alla mano, pensando alle cose successe in questo 2010 che, stranamente, non mi è pesato così tanto. Eppure di cose stronze ne sono successe. Partiamo, dai...facciamo una lista...



Ovaie perse...una

interventi chirurgici...due

sigarette fumate...migliaia

persone che mi hanno delusa...alcune

persone che mi hanno profondamente delusa...una

persone trovate...molte

persone perse...poche

persone che mi hanno stupita...alcune

persone speciali...poche ma tutte degne di nota

amori finiti...zero

amori mantenuti...uno

lavori persi...zero

giorni di lavoro persi...abbastanza

lacrime versate...discreta quantità

crisi di panico...pochissime

crisi depressive...meno del 2009

libri letti...meno di quelli che avrei voluto

film visti...meno di quelli che avrei voluto

musica ascoltata...poca, troppo poca. 

pedalate in bicicletta...zero

camminate estive...troppo poche

calorie ingurgitate...un puttanaio


chili presi...troppi

chili persi...zero

sogni inquieti...troppi

notti insonni...poche ma toste

litigate...non eccessive

poesie scritte...troppo poche

giorni vissuti intensamente...uno o forse due

giorni non vissuti...troppi

posti visitati...alcuni e mi sono rimasti tutti dentro

fotografie scattate...tante ma non quanto avrei voluto

incidenti stradali...zero





e poi non mi viene in mente altro...l'unica cosa che so è che sono ancora qui. Anche perchè, l'unico proposito per l'anno nuovo che io possa fare, almeno almeno, è quello di uscirne viva ogni volta. 

 


giovedì 30 dicembre 2010








"O GIORNI O MESI CHE ANDATE SEMPRE VIA. SEMPRE SIMILE A VOI E' QUESTA VITA MIA. DIVERSO TUTTI GLI ANNI E TUTTI GLI ANNI UGUALE. LA MANO DI TAROCCHI CHE NON SAI MAI GIOCARE, CHE NON SAI MAI GIOCARE..."


sabato 25 dicembre 2010

NATALE A TRENT'ANNI


Natale a trent'anni non è niente. Cammini per i viali con le luminarie intermittenti, vedi balconi con i babbo natale rampicanti e non senti niente. L'apatia assoluta di un giorno come un altro. Natale a trent'anni è solo un giorno in più di ferie dal lavoro, un giorno che, per altro, quest'anno è sabato. Fai qualche compera, prendi qualche dono per gli amici, per qualche bimbo che conosci, magari per cercare di regalare a loro quell'emozione che tu non senti più. Sono finiti i giorni di giubilo e serenità. Rimani nel tuo appartamento vuoto, senza addobbi, senza alcun albero illuminato e non t'importa niente. Che se poi, almeno, fossi credente, lo spirito di condivisione, del giorno di bontà, di pace e famiglia sarebbe anche un tantino tangibile. E invece niente. Natale a trent'anni non è più quello di una volta. Quello di svegliarsi all'alba per andare a vedere, col cuore in gola, i regali sotto l'albero. Non è più caricare in macchina il camper di barbie o il gioco in scatola per andare al classico pranzo natalizio dai nonni. Non c'è più la nonna, non c'è più il natale. E ogni anno iniziamo ad avvertirlo sempre meno, fino a non avvertirlo veramente più. Natale, un giorno come un altro se hai trent'anni. Eppure, c'è un momento, un momento solo, in cui tua madre ancora non ha capito che hai trent'anni. Ti regala un pacchettino con dentro un berrettone e attaccato un biglietto...una caccia al tesoro per trovare il resto del regalo. Solo in quel momento, per pochi istanti, anche se hai trent'anni, inizi a correre su e giù per casa sua, con la curiosità di una bimba. E in quei pochi secondi, quando trovi il sacchettino rosso appeso al camino con dentro una discreta quantità di euro, pensi che, anche se solo per un attimo, hai sentito il natale. E non è stato il regalo in sé, non sono stati i soldi a fartelo sentire, ma solo la sensazione, se pur breve, di esser tornata indietro nel tempo, di non aver perso proprio tutto dei natali di una volta. Di essere ancora, infondo infondo, la bambina che sei sempre stata. 


venerdì 17 dicembre 2010

DEI DECODER E DEI DIGITALI TERRESTRE


Ok, mi sono lasciata convincere. O  meglio...dopo aver notato una discreta dose di sofferenza negli occhi del mio uomo per non poter vedere i vari dopo partita e il signor Orler che vende i quadri, ho concesso che per Natale, il sopracitato mio uomo, come regalo, mi facesse il decoder per poter vedere la tv. Dopo essere tornata dall'ospedale, comunque, non eravamo già più in analogico e per una settimana ho fatto tranquillamente senza. Tranquillamente nel senso che proprio la tv non mi mancava per nulla. Mi sono resa conto di quanto poco la guardi. Giusto i Simpson e magari il telegiornale ogni tanto. Qualche programma tipo Annozero o Ballarò e poi neanche sempre. Per la maggior parte del tempo che sto in casa, che poi si riduce, tendenzialmente, solo alla fase serale di una giornata, il mio televisore rimane spento. Poi c'è stata quella prima settimana di convalescenza dove ho fatto senza. E non ho avuto problemi, anzi, sentivo questo gran senso di liberazione per non dover, anche solo per sbaglio, incappare in qualche programma insulso come quelli della De Filippi o della Durso. Quando ho concesso questa cosa del digitale, mi sono detta che, magari, su 500 canali (sparo un numero a caso, non lo so quanti siano e, onestamente, non me ne frega un cazzo!) qualcosa di buono avrebbero passato. Invece, mi sono resa conto che se prima ti passavano merda su 10 canali, adesso ti passano merda, semplicemente, su 500 canali. Che il fatto è che se prima non riuscivano a passare un film decente in così poche reti, adesso, avendone così tante, rasentano proprio l'assurdo. Ho dato un'occhiata marginale a tutto l'ambaradan. E ho scoperto che, per esempio, ci sono reti dove passano solo ed esclusivamente pubblicità. O reti dove passano dei telefilm più antichi di me, serie tv che ormai sono sorpassate! E, soprattutto, che il canale dove il signor Orler vende i quadri è sparito dal raggio...e non lo possiamo più vedere. 

Poi, invece, c'è un canale che mi fa venire un gran nervoso. Passano dei programmi tipo dove ci sono delle coppie che vogliono comprare una casa e si affidano a della gente esperta che, in base al loro budget e alle loro esigenze, offrono varie soluzioni. Il budget medio si aggira sempre intorno ai 600 mila euro. Allora io come faccio a non incazzarmi quando vedo delle cose del genere? Ci sono persone che a malapena riescono a permettersi di pagare un affitto, persone strozzate dal mutuo per un monolocale da 300 mila euro! E vogliamo sbatter loro in faccia queste schifose realtà?! Sempre sullo stesso canale, c'è anche un programma dove ti insegnano come vestirti, ovviamente non lesinando mai sulla spesa. Vaffanculo! E' tutto quello che mi viene da dire!

Allora, a questo punto, oltre ad optare per la soluzione "ce l'ho, si, ma non me ne faccio niente", non posso fare a meno di chiedermi a che pro, tutti gli italiani pecoroni, hanno dovuto fare questa scelta...e, soprattutto, chi si riempie le tasche. Ma certo, chi si riempie le tasche lo sappiamo. E pur di non fare a meno di una cosa di cui si potrebbe fare benissimo a meno, ce la siamo fatti mettere, perdonatemi il francesismo, un'ennesima volta nel culo. Bravi noi...bravi loro!


lunedì 13 dicembre 2010

QUESTA VOLTA NON HO TORTO. QUESTA VOLTA NON CHIEDERO' SCUSA


Il fatto è che ha ragione la mia psicologa quando mi dice "Quand'è che smetterà di fare la figlia e comincerà a fare la donna?". Già, quand'è? Adesso, dottoressa. Adesso mi sono rotta i coglioni di fare la figlia, di essere sempre quella su cui viene riversato di tutto, quella ingrata, quella che se ne approfitta, quella che chiede e basta, quella egoista. Adesso mi sono rotta veramente di essere quella che viene vista per quella che non è, che ogni volta è colpa mia, che ogni discussione è colpa mia. Quella fissata per la pulizia (vaffanculo, va bene? vaffanculo! che per anni mi hai rotto il cazzo perchè dovevo tenere pulito e in ordine! e adesso cosa ti aspettavi?! vaffanculo!) che torna dall'ospedale e impazzisce perché la casa non è come la voleva lei. "Stai zitta, che poverina, tua sorella ha pulito tutto il giorno!". Ecco, sia chiaro, io non ce l'ho con mia sorella, è semplicemente il prodotto di un'educazione diversa da quella che è stata impartita a me. Ma ce l'ho con quell'altra, con quella che l'ha messa al mondo, che con sto "poverina" ha rotto veramente i maroni! Poverina?! Perché?!...Io alla sua età, 4 anni fa, stavo ben dietro ad una casa, da cima a fondo la sistemavo io. Non avevo paura di fare le lavatrici e non facevo tante mosse! Ma è lei la "poverina"...che se solo si rendesse conto di quello che dice, capirebbe che è sempre più uguale a sua madre! Ma lasciamo perdere. Questo solo per dire che io non voglio finire come lei, a dire le cose che non mi stanno bene solo quando una persona è morta! eh no, che cazzo! Sei viva e ti affronto da viva! E allora te lo dico, mi sono rotta le palle, ne ho i coglioni pieni! Settimana scorsa, era martedì, convalescente si, ma deambulavo bene, senza tanti problemi di stare in piedi, le dico che non si scomodino a venirmi a prendere per pranzo. Che mi arrangio a farmi un piatto di pasta. Alle 9 mi chiama mio padre, altro noto stronzo, che quando ci si mette è esemplare. Ma che ci devo fare? Non me lo sono scelto io, come non ho scelto io di fare un figlio per cercare di attaccare i cocci di un rapporto che era già in merda da un pezzo! Comunque, mi chiama mio padre e mi dice che sarebbe stato in giro e che sarebbe passato da me verso mezzogiorno. Gli chiedo se vuole fermarsi a pranzo, basta che si accontenti di un piatto di pasta. E lui accetta. Un piatto in più o un piatto in meno, cosa cambia?! E invece cambia! Quando l'ho detto a mia mamma, giusto per riderci un po', per ricordarle che uomo aveva sposato a suo tempo, per dirle che casualmente passa da me verso mezzogiorno, è venuto letteralmente giù il mondo! "io mi sono fatta il culo per 10 giorni per poterti stare dietro! Io mi preoccupo se devo andare a lavorare o no nel caso avessi bisogno! Io sono sempre disponibile! Io Io Io!!!"...Io l'ho mandata a cagare! Io non ho voglia che mi si rinfaccino le cose, che prima fai la madre premurosa, che non ti lascerebbe mai andare sotto i ferri senza che lei fosse lì e poi rinfacci che ti sei fatta il culo! Io mi sono decisamente stancata di non poter fare una scelta (capirai che scelta, quella di fare 2 etti di pasta anzichè uno!) senza che qualcuno non mi dica qualcosa! E allora basta! Ne avrai avute fin sopra i capelli, avrai avuto i tuoi cazzi, ce l'avevi per altri motivi...non mi interessa. O chiede scusa lei o io non mi faccio più sentire! E' passata quasi una settimana, ha chiamato 3 volte, forse, per chiedere semplicemente se ero viva. E' da martedì sera che non la vedo, me la so cavare da sola senza problemi! E non sono io che devo imparare questa cosa. Io lo so già che so cavarmela da me. E' lei che se ne deve fare una ragione. Io mi dissocio, questa volta non ho torto.