lunedì 9 agosto 2010

CIO' CHE ERO, CIO' CHE SONO, CIO' CHE SARO'




Non butterò via il mio passato. Non lo brucerò. E' da un po' di tempo che sto pensando cosa farmene di quella scatola. In quella scatola ci sono io, quella che ero, quella che sono. Ci sono io. Con tutti i miei difetti, le mie paure, le mie decisioni, i miei rimpianti, i miei sogni. Lì dentro c'è una Leanne che in 16 anni ha sofferto, ha riso e gioito, ha pianto e si è disperata. Come posso bruciare tutto questo? Non sono capace. Ma c'è una Leanne che ancora deve essere, una Leanne che da quella scatola deve essere indipendente. Non la brucerò, ma non la terrò più neanche così a portata di mano. Domani mi procuro un paio di scatoloni fatti bene, domani dentro a quegli scatoloni stiperò 16 anni della mia vita. Li chiuderò con lo scotch, scriverò sopra al cartone con un pennarello nero e li metterò in cantina, a prendere dell'umidità, forse, a mantenersi intatti anche. Chi lo sa. Certo è che anche solo l'idea di spostarli mi ha fatto venire il panico. Perché?! Cosa cambia? Non getto niente, sono lì, rimangono. Le mie ore inutili spese a copiare, a scrivere, aggiornare. Le mie inutili ore passate a mantenere traccia di ogni momento, come se servisse a qualcosa. Resteranno lì, incastrate tra lo scheletro di un vecchio albero di natale, un cavallo a dondolo e tanta polvere.  Oggi vorrei iniziare a smettere. Vorrei poter dire che non ho più bisogno di scrivere, vorrei poter mantenere tutto in testa, come un computer. Poi penso che sia meglio così. Meglio scrivere e nascondere. Perché se veramente avessi la memoria che vorrei, non ci sarebbe cantina o soffitta o l'angolo più remoto del mondo dove nascondere i miei giorni passati. Sono lì, rimangono lo stesso. Solo che rimangono in un posto dove forse, col tempo, mi scorderò di averli sistemati. E' la mia speranza. Dimenticare.


venerdì 6 agosto 2010

LEGGI METAFISICHE...I SUPPOSE


Non so se vi è mai capitato. A me capita spesso, soprattutto in questo periodo. Avete presente quelle canzoni che quando vorreste ascoltarle, per radio non le passano mai? Ma non canzoni che sono in voga in quel momento, anche canzoni che sono in giro da un po’, per dire. Ecco, tipo quelle canzoni li. E allora succede che di queste canzoni, per mesi, magari anni, non se ne sentano in giro. Poi, proprio nel periodo in cui queste canzoni potrebbero suscitarti un’emozione o farti star male, succede che te le senti in un mese almeno 3 volte. Ma per caso, eh. Mica che te le vai a cercare! No. Sei li, stai ascoltando un’emittente radiofonica, la tua preferita, passano la pubblicità, e mentre sei ferma alla rotonda, cambi stazione. TAC…strazio…ecco la canzone che non stavi cercando, che ti fa lacrimare gli occhi, che ti porta a galla un bel po’ di malinconia. E una volta passi. La volta dopo, esci dal lavoro, accendi la radio e TAC…eccola ancora li, la malefica, a ricordarti, a farti capire che sei ancora quella di un tempo. Passi anche la seconda volta. Alla terza, in un mese, inizi a farti un po’ di domanda…tipo “ma ce l’avete con me?”…oppure “ma sta cazzo di scaletta la vogliamo aggiornare ogni tanto o no?”…e poi pensi a come sia possibile che tutte le volte, casualmente, tu sia stata in macchina proprio in quei 4 minuti in cui passavano il famigerato singolo. Com’è possibile!? Potevo tardare qualche minuto, potevo mettere su un cd, potevo essere scesa a far benzina, potevo potevo potevo non essere lì in quel momento. E invece c’ero. Perché c’ero!? Che cosa ne so!?...Io non lo so. So solo che queste cose non me le so spiegare, ci deve essere una spiegazione scientifica, dico. E invece non c’è. Allora parlo di destino…o forse è meglio parlare di caso? E’ un caso se per tre volte in un mese mi propinano una canzone che mi tocca profondamente proprio nel momento in cui sono su quella stazione? E’ un caso? Cos’è il caso? Cosa regola il caso? Io stessa lo regolo, accendendo la radio? O è una forza maggiore che mi fa sbattere il muso contro quello che vorrei evitare di guardare? Cosa mi vuol dire sto benedetto caso con questi numeri assurdi che mi fa? E poi penso che, in fin dei conti, sia solo una canzone. Basterebbe spegnere o cambiare stazione. Ma in quel momento si blocca tutto. Stai solo lì a pensare al come e al perché, proprio in quel mentre, la canzone passa e tu sei lì ad ascoltare. Spero solo non capiti più. Se dovesse capitare ancora, non so, mi farò esorcizzare!


martedì 3 agosto 2010


Leggete, se vi piace farvi male.
Io vi dico le cose come stanno.
Vi apro gli occhi
e vi sbatto in faccia la realtà.
Leggete, 
se il dolore e la malinconia vi appartengono. 
Piangete, 
se volete. 
Nessuno ve lo impedisce, 
nessuno vi vedrà.
Ma non venite a dirmi che non è reale.
Leggete, perchè io vi dico la verità. 
Leggete, 
se avete il coraggio di pensare. 


CAPITA A VOLTE





Volevo andare a dormire presto questa sera. Avevo già il mio libro di Pennac in mano, e tanta buona volontà. L'ultima sigaretta, ho detto, e poi a letto. E invece no. Ho preferito sistemare un paio di cartelle del computer, spostarle per far spazio, guardare se c'era qualcosa che doveva essere cancellato. Di cose da cancellare ce ne sarebbero a milioni...e non solo di cartelle. Avrei diari da bruciare, sapete. Ogni tanto ci penso. Vorrei davvero fare un falò definitivo, lasciare infiammare per l'ultima volta tutto quello che sono stata, le persone che sono entrate e uscite dalla mia vita. Ardere. Per sempre. Ma come faccio? Non ho il coraggio di rinnegare anche solo un momento della mia vita, anche solo una persona, anche solo uno sguardo. Io non sono così. Non dimentico. Non è nel mio dna l'oblio, anche se vorrei tanto ci fosse. Però, dicevo, a volte capita che si sia certi che ci siano cose che non ci sono più. Una mattina ci si sveglia e si ha la consapevolezza non solo di aver smarrito qualcosa, ma di non averla addirittura mai avuta. Poi, una sera, mentre si spostano cartelle di file a destra e a manca, si trova senza cercare quel qualcosa che non si sapeva neanche di avere. E allora, a quel punto, si spende un po' del proprio  tempo. Si legge...si leggono quelle parole che si pensava non esistessero più già da un po' e con rammarico si aveva ingoiato l'idea che fosse andato tutto perduto. E invece...e invece ci sono cose che tornato a galla come olio in un bicchiere d'acqua. Come la cipolla della panzanella, come un pesce morto di un fiume. Sono tutte allegorie simpatiche, non trovate?!...Così ho fatto sera, ho fatto notte. Ho fatto che adesso a letto ci vado sul serio e leggo qualche capitolo di libro. Così ho fatto anche un paio di lacrime, che a me piangere un po' fa sempre bene. Così, forse, una volta per tutte, deciderò di cancellare, eclissare, fare sparire quel qualcosa che si è già cancellato, eclissato e fatto sparire da sé. Devo solo ingoiare di nuovo, metabolizzare, accettare. 

Psico: "A suo tempo lei ha impiegato molte energie sperando di fare star bene quella persona. Adesso che sta bene, e forse anche per merito suo, quella persona è sparita. Sarà mica questo che la dà fastidio?!".

Io: "Bè, forse anche si"


venerdì 30 luglio 2010





"Poi ricordi ancora le notti alla capanna sul mare. Gli amici e poi una vita ancora da costruire. Ma il tempo va veloce e non ritorna. e i ricordi sono spine infondo al cuore"



martedì 27 luglio 2010






"E VA BENE COSI'....SENZA PAROLE"....



Non so se si è capito...ho speso tutto quello che potevo spendere. Di parole, se ci penso bene, mi sa che non ne ho più. 


domenica 18 luglio 2010


 








"Ci siamo, ho capito cosa non quadra in lei. Era una creatura sensibile un tempo, la Regina Zabo, una ragazza che soffriva dei mali dell'intera umanità. Un'adolescente tormentata o qualcosa del genere. Enigmatica portatrice del dolore dell'esistere. Quando il tormento è diventato un calvario, e dopo innumerevoli esitazioni, è andata a bussare alla porta dello strizzacervelli alla moda. Quello, l'Ascoltatore, ha subito capito che era la troppa umanità a disturbare quella bambina vispa, e pazientemente, lettino dopo lettino, gliel'ha estirpata fino all'ultima radice, e al suo posto ha piantato il sociale. Ecco cos'è, la Regina Zabo. Un'analisi riuscita: quando mangia, solo la testa ne trae profitto. Il resto non segue. Ne ho incontrati altri, si somigliano tutti"




Da: "Il paradiso degli orchi" (D. Pennac)