martedì 30 settembre 2008


Foto di Leanne...o di kaba...non mi ricordo mica


"This land is mine but I’ll let you rule

I let you navigate and demand

Just as long as you know…this land is mine

So find your home and settle in

Ohhh, I’m ready to let you in

Just as long as we know…this land is mine"


Dido - "This land is mine"


lunedì 29 settembre 2008


SU GLI UCCELLINI IN GABBIA


Io ho un amico di chat che fa lo psicologo. Allora oggi ci siamo messi così, di punto in bianco, a parlare dei miei problemi. Che a me piace un sacco discuterne perchè lui è convinto di avere la famosa "chiave", mentre io faccio di tutto per metterlo in difficoltà...visto che mi ritengo nettamente più furba e sveglia. E' che con la mia psicologa la furba non la posso fare considerando che la pago. Ma con lui me lo posso permettere e alla grande. Allora si parlava del fatto che io non esco molto. Non tanto per le crisi di panico (visto che sto tendenzialmente bene) quanto perchè col mondo fuori io non ho molto da spartire. Lui dice che il non relazionarsi è sintomo di mancanza di autostima. Io dico che di autostima mi sa che ne ho anche troppa, visto che mi ritengo decisamente superiore alla maggiorparte della gente della mia età che vive a questo mondo (pecco forse di superbia? Non me ne frega mica un cazzo!). Allora lui controbatte dicendo che un uccellino in gabbia smette di volare. E qui io ho dato il meglio di me, perchè in merito ho la mia porca teoria.


Primo: se un uccellino si ingabbia da solo avrà i suoi motivi e saranno anche cazzi suoi.


Secondo: dipende da come si trova lui in gabbia. Se nel suo "mondo" ha le sue cose da fare, se coltiva i suoi interessi, se nel suo "mondo", nella sua "gabbia" lui ci sta bene, non vedo dove sia il problema. E' chiaro che, essendosi ingabbiato da solo, ha anche la chiave per uscire, se vuole. Ma se preferisce rimanere in casa a guardarsi un film o a leggere o a fare le parole crociate e se queste cose non gli creano ansia e si sente sereno...qual'è il problema? Dove sta scritto che la felicità o la serenità si trovano nel mondo esterno? Nelle discoteche, negli happy hours, nei ristoranti o nei cinema? Non si sente forse più in gabbia se viene messo in una condizione dove non si trova a proprio agio? Io penso che mettersi in gabbia a volte serva. Per lavorare prima su se stessi, per conoscersi, per pensare a se stessi. Gli altri, il mondo fuori, faranno quello che preferiscono fare. Io, l'uccellino, nel mio "mondo" ci sto anche bene, vi dirò. Che nessuno, neanche chi ha studiato e non sa se non dai libri quello che si prova, può dire cosa sia giusto o sbagliato e quello che mi possa o non mi possa fare bene. In due anni di terapia vera, io sono arrivata ad accettare quello che sono, a non ritenermi "anormale" perchè preferisco fare cose che mi isolino dagli altri, perchè non amo la confusione e quello che amano gli altri. Io, per quanto mi riguarda, sono normale. Quello che faccio, quello che vivo, come lo vivo, è la mia normalità. Voglio dormire una domenica intera d'estante invece di andare al mare? Lo faccio ed è normale. Voglio stare in casa a pulire per tutto un sabato? Lo faccio ed è normale. Do fastidio a qualcuno? No! E allora? Il problema, la vera gabbia, è la società. Io sono più libera di quello che mi vogliano far credere!


1 a 0 per me!


 


 


 

domenica 28 settembre 2008

 


Foto dal web


OGNI VOLTA CHE TE NE VAI







E' che ogni volta che vai via mi sembra che il tempo sia volato. Non rimangono che libri di Benni, Nori, Cornia e Ammaniti sparsi per casa. Il letto sfatto, il cuscino col tuo odore. Ogni volta che te ne vai c'è come un silenzio pesante che aleggia in questa casa. Non sento i tuoi passi, la tua voce, le tue risate. Ogni volta che te ne vai, io lo so che poi torni, che io poi sono qui che ti aspetto, stesso giorno stessa ora. Solo che poi i giorni che devono passare sembrano lunghi, così monotoni, apparentemente eterni. E quando chiudi la porta, quando ti vedo andare via, di schiena, ho come un brivido al fondo del collo. E se non volessi più tornare? A volte me lo chiedo. Che nella vita io lo so che non si sa mai. Ma poi torni su, ti sei scordato gli occhiali, chiaro, a volte mi chiedo se un giorno ti dimenticherai anche la testa, e mi baci, mi saluti di nuovo. E io li, in quel momento, lo so che torni anche la prossima volta e che anche la prossima volta dovrai andare via e che il tempo sembrerà sempre eterno, e che i giorni saranno pesanti e infiniti e vuoti e stanchi. Ogni volta che te ne vai, rimango qui, un po' assente, coi miei pensieri strani e sento che mi manchi, quando ancora sei qui, ma col tuo giubbotto in mano e il tuo zaino, pronto ad uscire. Ogni volta che te ne vai dico che adesso ho un sacco di cose da fare, di film da guardare, di libri da leggere...ma poi mi rendo conto che non mi piace guardare un film senza te. E questo è brutto. Bruttissimo. Perché io ho sempre fatto le cose da sola che da sola io le cose le so fare. Che se voglio posso cucinare solo per me, ad esempio. Ma poi non è la stessa cosa. E allora io per me non preparo il risotto alla zucca, non mi ingegno in elaborate insalatone con dentro di tutto se non ci sei. Eppure mi fa piacere farlo con te che mi guardi mentre taglio le verdure, che commenti, con terrore, i risultati della mia pentolastrafica salvo poi pentirti di quello che hai detto nel momento stesso in cui mangi la prima forchettata di pasta. Ecco...ogni volta che te ne vai, a me tutte queste cose qui, mi mancano sempre.

sabato 27 settembre 2008

Mi sveglio all'alba di sabato, con le sue mani che mi accarezzano i capelli, e lui che mi abbraccia. Mi sveglio piano, con la sensazione di aver dormito abbastanza, senza sentirmi stanca. Lui, vicino a me, con me, in me. Mi alzo e mi affaccio sul terrazzo. Non è freddo questa mattina, ma le nuvole non mi fanno vedere il sorgere del sole se non a sprazzi. Pace. Non sono ancora le sette in questo sabato mattina. Il bar aperto non conta che un paio di insonni avventori, il camioncino dei giornali si ferma davanti all'edicola e l'omino dei giornali lascia i giornali all'omino dell'edicola. Un cane passeggia solo in mezzo alla piazza e il barista gli intima di allontanarsi. Qualche macchina passa, lentamente, senza fretta. E' sabato mattina, la città inizia a svegliarsi, con calma, senza foga. Inizia a farsi giorno per davvero, la mia sigaretta si è consumata, so di fumo e fa un po' schifo fumare di prima mattina, a stomaco vuoto. E mentre tutto ricomincia, come ogni giorno, a muoversi, io vado in bagno, mi lavo i denti e torno a letto. Vicino a lui. E ci riaddormentiamo...piano, senza fretta.

giovedì 25 settembre 2008

AH-MICI


 


Sto prendendo in considerazione l’ipotesi di trasferire i miei gatti dai miei. So che, da un punto di vista etico, la scelta potrebbe non essere delle più simpatiche. Però ci sto riflettendo. Il fatto è che, non tanto per l’impegno (che una volta che gli si pulisce la lettiera e ci si assicura che abbiano da mangiare e da bere, sono a posto), stanno iniziando a diventare un tantino ingestibili. La casa è un macello. Divano da ritappezzare, sedie da ritappezzare, discreto numero di oggetti distrutti, come un vaso di ceramica di Faenza e un orologio in sasso dalla Puglia. Peli ovunque (che, per quanto uno pulisca, non ci sono cazzi…il pelo lo perdono continuamente!). sul tavolo del soggiorno non posso tenere una tovaglia o un centrotavola come si deve, ad esempio. Vetri pieni di zampate e smusate. Basta pulire, ma dopo due minuti tornano così! Vestiti laceri stesi ad asciugare sullo stendino. Finestre senza tende, appositamente tolte a suo tempo. Ecco, queste cose qui. Non che siano cattivi, per carità, ma mi rendo conto che avrebbero bisogno del loro spazio. Anziché farsi le unghie sulla mia bella lampada ormai irriconoscibile, potrebbero avere degli alberi. E poi, diciamocelo, il gatto è cacciatore…e in una casa, cosa cazzo caccia?! Solo che poi ho paura. Lasciarli alla vita di campagna significherebbe lasciarli ad un tenore di vita a cui non sono abituati. Cibo sempre garantito, forse mia mamma li lascerebbe anche stare un po’ in casa…ma se vanno sotto a una macchina?! Se si fanno accoppare dal cane del vicino?! E io? Come la prenderei io se non avessi più nessuno di cui occuparmi? Svegliarmi al mattino senza miagolii, non sentire la Melinda, quando torno in pausa pranzo, che mi dice “Ma Ma”…che sembra davvero mi chiami mamma. Io non so mica se riesco a stare senza. E Willy, che ti guarda, si butta a pancia all’aria e incomincia a frignare perché vuole le coccole. Non lo so se posso fare a meno di questi momenti con loro. E’ un anno ormai che sono con me, un anno che li tratto come se fossero miei figli, che mi sento in colpa quando ho poco tempo da dedicar loro. Eppure, so che starebbero meglio se non fossero sacrificati in 100 metri quadrati di casa. Come rinunciare alla Melinda che si infila sotto le coperte quando sto sul divano  e si mette a dormire sulla mia pancia? Non lo so…e adesso che ci penso, non so neanche se i miei sarebbero disposti a tenerli. Senza contare che ci sarebbe anche una questione di orgoglio in ballo. Sentirmi dire da mia mamma “Te l’avevo detto” non è una delle mie massime aspirazioni. Magari aspetto ancora un po’ a prendere questa decisione, eh.

mercoledì 24 settembre 2008

DELLE RELAZIONI A DISTANZA


 


Ci vuole coraggio. Oggi è venuto da me un ragazzetto che ha poco meno della mia età. E allora, in sostanza, mi ha raccontato che adesso si deve tipo trasferire in Piemonte perché ha deciso di andare a convivere con la sua morosa che sta là. Sono 3 mesi che stanno insieme. E così fanno il grande salto. Lui fa il grande salto. Lascia quello che ha qui per una ragazza che conosce pochissimo e prende una casa in affitto con lei. TRE mesi. E allora capisco che in amore il tempo è davvero relativo. Che ci sono persone che quando prendono una botta non vedono più niente…che a volte ci si ama talmente tanto che si è disposti a rinunciare a qualunque cosa…senza pensarci mica tanto, eh. Ma davvero, ammiro il coraggio. Io non so se ce l’avrei questo coraggio qui. Che una mattina ti svegli e dici “Ok, da domani mollo tutto quello che ho e vado a stare in una città che non conosco, mi devo cercare  un lavoro nuovo, mi devo fare una vita nuova”. Solo che a me verrebbero mille dubbi…del tipo “E se non va?”. “Se alla fine questa mi molla o se io mollo, cosa faccio? Continuo a vivere lì o torno a casa mia?” Eh, sono domande da farsi prima di prendere queste decisioni. Però, ecco, l’amore è l’amore, il cuore è il cuore e al cuor non si comanda, si sa. E dirò anche che mi sono sentita un po’ emozionata per lui perché è bello pensare all’emozione che si prova quando si prende la decisione di condividere la propria vita con qualcuno (magari non per sempre, ma anche solo per un po’), soprattutto in una città che non è la propria. Ammiro davvero chi fa questo genere di scelte, chi è risoluto e deciso e determinato. Io forse lo avrei fatto a 20 anni…adesso non ho più la forza di rischiare. Ma se non si rischia, ahimè, a volte si perdono troppe cose.

martedì 23 settembre 2008

NUN C'HO VOJIA


Voglio solo impalugarmi nella mia coperta di lana. Voglio un paio d'ore di divano e sonno profondo. Voglio solo dormire un po'. Stare ranicchiata li, al caldo, con una tazza di tisana in mano, a guardare un film. Non voglio uscire. Non voglio andare alla convention. Non voglio stare in giro per strada con questa pioggia che mi inumidisce il cervello ( che già fosse sano di suo, almeno!). Voglio un po' di pace, un po' di cazzeggio. Vorrei lui, a condividere quella coperta di lana con me, a condividere quella tisana con me. A condividere un film a caso (magari "La meglio gioventù" che è un po' che ci proponiamo questa maratona ma non ci siamo ancora impegnati). Ecco...solo questo. Vorrei che adesso mi chiamassero e dicessero "Si è allagato il palazzo dei congressi. niente convention. E visto che è tardi, niente lavoro. oggi giorno di festa!". Ma non succede mica, tra un'oretta dovrò partire. Adesso mi vesto, mi metto 10 minuti a riposare gli occhi, finisco di prepararmi e parto. Cornia nella borsa, Nintendo DS nella borsa, blocchetto per gli appunti e penne nella borsa (ma secondo voi prendo appunti?...io scrivo tipo dei post mentre sono li, per passare il tempo!). Un respiro profondo, ansiolitico a canna, e via andare. Si sopravvive a tutto...sono sopravvissuta a peggio.