sabato 14 novembre 2015
PENSIERI DISCONNESSI IN UNA NOTTE DI NEBBIA
Mi capita, ogni tanto, quando sto per addormentarmi, di pensare a cose strane. Tipo...Adesso mi addormento. Poi mi sveglio. E sono sdraiata con la testa sulle ginocchia della nonna. E' piena estate. Sono le tre del pomeriggio. E' caldo, è umido. Cantano le cicale. Sono sul dondolo, quello di legno che ha fatto il babbo. Ci fanno ombra gli ulivi. La nonna parla in dialetto, mi racconta storie e io sfioro con le mani la gramigna che cresce, cresce. Il nonno suona la fisarmonica. Ho sei anni. E quando mi sveglio, penso, "menomale...era solo un sogno!". Ho sei anni, è il 1988, non so cosa voglia dire la vita, ma so che ho paura della morte. La mia...perché, nel caso dovessi morire, non saprei proprio come fare senza mia mamma e mio babbo. Dei miei genitori...perché, nel caso dovessero morire, non saprei proprio come fare senza mia mamma e mio babbo. Dei miei nonni...perché sì, perché i nonni servono sempre. Ho sei anni. E ho ancora tutta una vita da vivere, da progettare, da fare. Un futuro in cui sperare. Con tutti i pro e i contro. Ma ho sei anni...non ho proprio idea di come sarò da grande, cosa farò, cosa voglio fare. Gioco con i gatti, bacio i cani, corro per i campi e salgo sugli alberi con l'agilità di uno scoiattolo. Ho sei anni. E non mi preoccupa nulla. Vorrei davvero che la vita vissuta fino ad ora fosse stato solo un sogno. Svegliarmi e avere tutte le opportunità ancora a portata di mano, avere scelte da fare, possibilità. Invece no. Mi sveglio e sono ancora io. Sono già qui. Con i miei 33 anni quasi 34. Con gli sbagli, gli errori, una paura del futuro che mi fa piangere. Paura di non sapere dove andare. Sapere che devo andare...ma senza sapere verso dove. Mi sveglio e temo che non ci sia via d'uscita. Incastrata in un sistema che mi toglie il fiato, mi fa innervosire, mi fa venir voglia di tornare indietro davvero. Quando avevo sei anni, ma anche quando ne avevo quattordici o venti, me lo dicevano i grandi...più cresci più crescono i problemi. Io non credo di avere particolari problemi...insomma...a parte quelli psichici, ovviamente. Posso ritenermi fortunata. Non dovrei fiatare. Ma non ce la faccio a stare zitta. E' sempre stato così. Posso davvero risvegliarmi nel 1988? Posso davvero guardare avanti e avere una gran voglia di crescere? Posso essere curiosa? Posso avere voglia di vivere ogni giorno con vivacità, speranza? Posso? O devo continuare così? In questo mondo che non mi appartiene più da un po', adesso che ho visto che non è il mondo che volevo e in cui credevo 27 anni fa. Adesso che so com'è quello che in passato sarebbe stato il mio futuro, il mio futuro che adesso è presente ed è un presente di cui non riesco a fare parte, in cui non mi sento io, in cui proprio non sono io. Io...che mi perdo dietro a sogni sempre più grandi, sempre più irraggiungibili, sempre più estremi. Al sogno di scappare, di sparire, di fare quello che voglio, di trovare un posto mio, il mio angolo di universo. Quello in cui posso essere davvero me stessa, senza dover rendere conto a nessuno. Io. Che ancora oggi mi guardo allo specchio, inizio a contare le rughe agli angoli della bocca, le occhiaie sempre più marcate, e penso a come sarò da grande...ma non ho più voglia di saperlo.
venerdì 4 settembre 2015
VIENI A PRENDERMI IN PICK UP
Photo dal web
Vieni a prendermi in pick up. Uno di quei pick up vecchi, un po' arrugginiti, senza aria condizionata, con la radio a manovella che non legge i cd e neppure le musicassette. Rosso. Mi piacerebbe che fosse rosso. Se poi non trovi il pick up, mi va bene anche un furgoncino della Volkswagen, di quelli tipo figli di fiori...chissà dove eravamo noi quando facevano la 3 giorni di Woodstock, piuttosto!
Ti aspetterò sotto casa, con una valigia...piccola, lo giuro! O forse, addirittura, avrò una sacca da militare sulla spalla. Indosserò un cappello di paglia, una gonna di jeans al ginocchio, una camicetta viola e un paio di stivali con il tacco basso.
Se vieni a prendermi con un pick up, fallo quando vuoi, basta che mi avvisi un paio d'ore prima. Al collo la macchina fotografica e milioni di immagini da immortalare. Porto anche un frigo portatile pieno di ghiaccio e birre. Tu magari, se non ti è di troppo disturbo, potresti preparare un paio di panini.
Vieni a prendermi in pick up. E andiamo via. Guiderai tu finché non sarai stanco, ti darò il cambio quando vorrai riposare gli occhi o solo ammirare il paesaggio. Prometti che non prenderemo le strade più veloci, né quelle troppo asfaltate. Godiamoci il viaggio. Facciamo le strade più difficili, quelle sterrate. Nel cassone del pick up, quando verrai a prendermi, metterò una tenda, due sacchi a pelo, una lanterna, una piccola bombola di gas e il minimo indispensabile per la sopravvivenza. Ah già...ricordami di non dimenticare cerotti, garze, disinfettanti e siero antivipera. Perché ci faremo male, dio solo sa quanto ce ne faremo. Eppure, benché il rischio sia alto, non vedo l'ora di salire su quel pick up al più presto.
Vieni a prendermi in pick up, controlla la pressione delle gomme, l'olio e guarda che nel cruscotto ci sia una cartina del mondo, perché ho una voglia matta di girarlo tutto questo mondo. Porta una giacca pesante, sciarpa, berretta di lana e guanti per quando arriveremo in Alaska. Porta il costume e un telo da mare per quando finiremo su una spiaggia deserta e ammireremo nature incontaminate. Porta un ombrello per ripararti dai temporali improvvisi della Scozia e dell'Irlanda e un impermeabile resistente per quando ci troveremo nel mezzo dei fiordi norvegesi.
Vieni a prendermi in pick up. Faremo un viaggio che durerà fino a quando entrambi ne avremo voglia. Quando anche solo uno dei due avvertirà il bisogno di tornare indietro, l'altro avrà semplicemente due scelte. Tornare anch'esso o restare senza compromettere il volere del primo. Saremo liberi...e lo saremo insieme.
Se vieni a prendermi in pick up, saremo felici e zingari. Ci fermeremo in uno di quei bar del Texas, quelli dalle luci soffuse, olezzanti di fritto, sudore, tabacco e rissa. Uno di quei bar dove suonano musica folk e la barista è più ubriaca degli avventori. E rideremo così tanto, e ci stancheremo così tanto che la sera ci faranno male i muscoli della pancia.
Ricordati la chitarra. Potrebbe servirci quando avremo finito i soldi e dovremo piazzarci nei parchi di New York per elemosinare qualche spicciolo per proseguire il percorso.
Quando saremo stanchi, ci fermeremo a riposare occhi e gambe. Quando troveremo posti incantevoli, ci fermeremo ad ammirarli il più a lungo possibile. E se troveremo un posto che potrebbe somigliarci, potremo restare per tutto il tempo che vorremo.
Ma vieni a prendermi in pick up. Perché se tu non vieni, io non vado da nessuna parte. Se non posso farlo con te, potrei farlo anche da sola...ma non sarebbe la stessa cosa e comunque so che non potrei farlo con nessun altro. Come compagno di questo viaggio, ora come ora, mi vieni in mente solo tu.
giovedì 3 settembre 2015
IL SALTO DI MICHELE
Photo: "Valentina Violetvintage"...che poi sarei io
Guardo il sorriso di Michele, alla fine del suo concerto. In realtà non è solo un concerto. E' uno spettacolo con tutti i crismi. Saluta. Salta. Dopo oltre due ore, questo ragazzo che dentro, dite quello che volete, ha ancora 15 anni, salta e corre come un capretto. Michele. Sono sotto il palco e mi sono goduta ogni parola, ogni smorfia...tutto. Mi guarda. E vedo in quegli occhi qualcosa che vorrei vedere negli occhi di tutte le persone che incontro ogni giorno. La purezza. Prima di tirare le tende, si gira verso il pubblico. E lo vedo. Vedo la soddisfazione che gli sprizza fuori da ogni riccio. Non è la soddisfazione del solito cantantello borioso e sboroncello. Non è quel tipo di soddisfazione da "Guarda sti stronzi...sono tutti in delirio per me!". La soddisfazione di Michele gli si legge proprio negli occhi, ed è una soddisfazione quasi primordiale. Sembra che con quel sorriso voglia dire "Grazie...grazie al cielo qualcuno mi ha capito!". Michele, secondo me, ha una missione nella vita. Smuovere le coscienze. Se oggi mi chiedessero come ti immagini Gesu Cristo, vi direi che me lo immagino così. Un messia del terzo secolo. Alt. Fermi...non pensate che abbia intenzione di fare paragoni religiosi...nè, tanto meno, divinizzare Capa. Pensate alle cose che sapete meno di quello che vi hanno dipinto di Cristo. Pensatelo come una persona nato da una madre come tutte le altre, un padre come tutti gli altri. Pensate a questo bambino un po' fuori dal comune. Mettetelo in un contesto sociale dove la priorità è l'apparenza. Mettiamo che fosse un bambino anche un po' bruttino, via. Lui aveva qualcosa che gli bruciava dentro, un qualcosa che lo distraeva dal resto. Chissà, forse qualche volta ha anche provato a conformarsi, a mettersi maschere, a giocare con gli altri. Ma si è rifugiato nel suo angolo e nelle incomprensioni di un mondo che non riusciva a farsi piacere. Neanche oggi questo mondo gli piace, ma ha trovato persone che, come lui, vorrebbero cambiarlo. Michele ha una missione. E forse non lo sa. Quello che fa è quello che sa fare. E' il suo sfogo, il suo dipinto, il suo olio su tela. E' l'urlo. E' il salto. Sa che per portare un messaggio, oggi, non può andare a predicare da nessuna parte. Sa che il palco è il suo pulpito. Ci si è ritrovato. E visto che c'era ha iniziato a giocarci un po'. Ha iniziato a prenderci gusto. Ha capito che più avrebbe giocato, più persone lo avrebbero seguito. Alt. Non vorrei che si pensasse che questo Capa sia uno di quei lestofanti che vogliono ingannare e portare le persone ad uno stato di dipendenza (anche se, per quanto mi riguarda, benchè io non abbia mai avuto occasione di provarla, sono certa che mi faccia più effetto lui di una sniffata di cocaina!). E' la sua dote. Lui sa. E lui sa che è giusto che quello che sa venga esposto a più pubblico possibile. Lui sa che sapere, conoscere, informare, sono le basi fondamentali di una società sana. CAPAREZZA MI PIACE PERCHE' E' TROPPO POLITICO. Non vedo perché non dovrebbe esserlo. Eppure so perfettamente che non si candiderebbe mai da nessuna parte. Lui non si schiera. Parla per coscienza, per logica, per quello che dovrebbe essere normale in una società normale! CONTRO tutto quello che non è obiettivamente umano. Ecco la sua soddisfazione. Lui sa quello che ha raccontato. Vedere tutte quelle persone sotto il suo palco e sogghignare non è certo per lui un motivo di vanto personale. Michele sa che quello di cui parla può aiutare a cambiare la visione delle persone nei confronti delle altre persone. Non viene osannato. Viene compreso. E' molto diverso. E ho quasi le lacrime agli occhi quando canta della sua terra. E così mi viene voglia di andare a vedere la Puglia...che non ci sono mai stata. E ho dolore quando so che ci sono milioni di Eroi e ho rabbia quando so che per molti non è vero che non esistono Razze. Mi coloro mentre canta Mica Van Gogh, mi coloro coi colori opachi della nostalgia di tempi in cui non esistevano tastiere, chat, telefoni e la propria arte era davvero arte, dettata da un malessere interiore, dal bisogno di esternare un peso enorme che continuava a tenerti ancorato a terra. Oggi Michele salta. Ho paura che se non avesse iniziato a cantare, se non avesse capito che scrivere sarebbe stata la sua salvezza, si sarebbe già impiccato da un po'. Non per codardia...ma per nausea verso ciò che con lui non aveva niente a che fare. Michele salta. Salta tanto...davvero molto. Che io, per dire, ero già stanca dopo aver cantato metà di una sua canzone, ferma, attaccata alla transenna. Lui no. Ha ancora così tanto da dire che non riesce a stare fermo. Preso, forse, da uno spasmo di non avere tutto il tempo del mondo per poterlo fare. Michele salta. Ride. Saluta. Io piango un po'...non perchè è Michele. Piango perchè vorrei che tutti fossero un po' Michele. Vorrei che tante parti di Michele si sperdessero nell'aria. La gente, "tutta questa bella gente", respirerebbe piccole cellule di Michele e potremmo iniziare a vivere in un contesto più giusto. Alt...mica sto paragonando il Capa a Polly Anna, eh, sia chiaro. E' un buono...ma non un coglione. E' una di quelle persone che mi piacerebbe avere come amiche. Sa. Lui sa. Lui sa che tutti dobbiamo sapere. Michele salta. Io piango. Michele sorride. Io gli mando un bacio (manco fosse un Beatle, per dire!)....ma è un bacio di comprensione. Una strizzata d'occhio. Una pacca sulla spalla. Un modo per dirgli "Michele, grazie. Ho capito. Ti ho capito. Finalmente non sei più un ragazzino solo." Michele ride. Io rido. Il palco si spegne, qualcuno resta per gli autografi e le foto, qualcuno se ne va. Io me ne vado. Resta dentro come una bomba ad orologeria....e prima o poi esploderà.
venerdì 15 novembre 2013
COME TI SISTEMO L'ITALIA IN ZERODUE
Crisi...c'è crisi...c'è crisi un cazzo!!! Ops, perdonate il francesismo! C'è crisi per chi i soldi non li ha...peccato che ci sia chi i soldi li ha...li ha eccome! Bene..sistemiamo l'italia...prendiamo rimedi, applichiamoli. Difficile? Sì, se lasciamo che a sanare tutto siano gli italiani..o meglio, coloro che dovrebbero rappresentare il popolo italiano. E' chiaro che se è lo stesso politico che ha in mano i soldi quello che deve sistemarli per tutti, non lo farà che per se stesso. Quindi...vediamo..una soluzione ci sarebbe...siamo in Unione Europea ancora, no?..Forse per poco, ma ancora ci siamo. Bene. Un membro dell'unione, magari un membro non corrotto, si mette al governo. Prende la costituzione (che ormai ha il valore di Moby Dick) e inizia a trattare punto per punto.
L'italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Ad esempio. Intanto iniziamo col lavorare sul concetto di Repubblica...e poi su quella del lavoro...per tutti! Il membro UE ha in mano tutti i conti, tutte le spese, tutto..tutti i nomi della gente che doveva già essere in galera da un pezzo e invece ci governa. Bene...il membro UE, a questo punto, girando blindato e con una scorta, pagata sempre dall'UE, inizia a fare due conti...inizia a capire che c'è chi prende troppo stipendio, troppe pensioni e chi non prende un cazzo! (scusate ancora il francesismo). A quel punto, chiamiamola dittatura o come minchia volete, senza colpo ferire, inizia a fare tagli dove i soldi ci sono. Dimezza o trimezza le pensioni e decide un limite che consenta ad ogni individuo di poter campare senza sforzi ma neanche senza sfarzi (notare il raffinato gioco di parole!)...quanta gente abbiamo al governo? In quanti mangiano senza fare una sega grazie ai cittadini italiani?...Bene?...1000? Ok...fuori..tutti! Quanti partiti, partitini e partitelli?...Troppi. Ne bastano due...uno di sinistra e uno di destra...tutto il resto è noia. Tanto, alla fine, votate sempre quelli, coglioncelli di italiani, i piccoli partiti, che magari potrebbero cambiare qualcosa non ve li cagate neanche...via...in miniera gli altri!...In fabbrica...a produrre! Tasse?...Il membro UE cercherà di agevolare le imprese abbassando le tasse, in modo da poter assumere più personale possibile e far lavorare la gente per meno ore e con lo stesso stipendio. Più posti lavoro...più tempo a disposizione. Gli stipendi, ovviamente in base al rischio e alle responsabilità, dovranno avere un tetto minimo e un tetto massimo. Basta coi prodotti di esportazione...o meglio, regolare i prodotti che vengono dall'estero. Regolare l'immigrazione. Non che non dobbiamo tenere nessuno...anzi...per carità...io sono la prima che dice che sia giusto dare asilo a chi è in situazioni peggiori delle nostre...ma bambini, diciamoci la verità e siamo realisti...adesso come adesso venite dalla merda per entrare in un'altra merda! Fatevene una ragione! Bene...a questo punto, chi entra deve avere un lavoro sufficiente a mantenersi entro un mese. Evasione fiscale?...Basta...si scarica tutto...dal panino al cambio delle gomme. Case? Ogni persona deve avere la possibilità di comprarsene una. E ogni persona potrà avere intestate al massimo due case. Se ha un'eredità deve venderne una in modo da non avere comunque più di due case!...La mafia?..Fanculo la mafia...la mafia esiste, è vero...ed essendo un problema concreto è anche un problema risolvibile...se lasciamo ad arare i campi la gente corrotta. Non so come...altrimenti sarei io il membro dell'UE ad andare su per sistemare le cose, vi pare?!?!...
Quello che voglio dire, alla fine, è che se si elimina il marcio, non è poi così difficile mettere a posto le cose. Insomma, certo, qui è tutto molto semplificato, molto easy...ma a parere mio tutto fattibile e sistemabile. Ma solo ad un pazzo può venire in mente un piano del genere, solo ad un pazzo può venire in mente di mettere le mani in un casino come l'Italia. Certo...se la smettessimo con sta puttanata dell'Unione Europea e dicessimo chiaro e tondo che siamo un Paese che non ha nulla a che fare con il resto degli altri Paesi...che hanno regole che permettono di vivere serenamente un po' tutti...facciamo schifo..viviamo in un'Italia che è davvero quella della pizza e il mandolino...E ci sta bene così. L'ho sempre detto..finchè io continuerò a scrivere stronzate e non alzerò il culo dalla sedia...finchè voi continuerete a lamentarvi senza fare niente...vuol dire che lo meritiamo. Meritiamo che nessuno provi a salvarci...meritiamo di essere controllati e manovrati da questa orda di imbecilli che non sanno neanche dove hanno il buco del culo rispetto alla bocca!
SCUSATE I FRANCESISMI!
mercoledì 4 settembre 2013
SI'
Sì, facciamolo adesso. Facciamolo
subito. Che poi lo so che finisce che cambio idea e non lo faccio più. O adesso
o niente. Adesso dico, proprio ora. Domani non lo so! Se tu adesso me lo
chiedessi, non tra cinque minuti, ma proprio adesso, ti direi sì sì sì…mille
volte sì! Qualunque fosse la domanda. Ma adesso. Facciamolo dai! Facciamo come
fanno gli altri! Ci compriamo una casa facendo il mutuo a vita, l’arrediamo coi
mobili dell’Ikea e facciamo uno stato di famiglia solo. Pensa… ci vedremo ogni
mattina, ogni sera, e faremo quello che ci pare e quando ci andrà. Prepareremo
insieme la cena, tu sparecchierai mentre io caricherò la lavastoviglie. Dai…che
bello!! Lo facciamo sul serio?! Le domeniche mattina ci sveglieremo tardi e
pranzeremo in un bel bar facendo colazione. Ci incontreremo dopo il lavoro e
faremo la spesa insieme. Facciamolo. Allarghiamoci. Facciamo un figlio come
fanno gli altri. Un bel bambino. Con i miei occhi e la tua bocca. Gagino…sarà
gagino e noi lo chiameremo Gagin. Ma solo tra noi, quando saremo da soli.
Nessuno lo dovrà sapere. Piangeremo per l’emozione quando lo vedremo camminare
per la prima volta. Ti sentirai così orgoglioso quando ti chiamerà papà. E
smonta e rimonta seggiolini in macchina, e apri e chiudi passeggini. Sarà bello
vederlo crescere e insegnargli a vivere. Da me imparerà a sognare. Da te la
concretezza e la linearità della vita. E crescerà, si farà grande, andrà
all’università e magari troverà un lavoro. Poi un giorno verrà da noi e ci dirà
che anche lui farà quello che fanno gli altri. Noi, che intanto saremo
invecchiati, saremo stanchi, segnati dalle rughe e dagli anni. Noi che
invecchieremo insieme, vicini, nonostante tutto, nonostante il resto. E se tu
te ne dovessi andare prima di me, io me ne vorrò andare. E sarò così egoista
che pregherò di morire prima io per non dover sopportare il dolore di
sopravviverti … giuro, non ce la farei. E sarà come fanno tutti, o quasi.
Quelli che continuano a tenersi per mano…fino alla fine. Sì. Se me lo chiedi
adesso, proprio adesso, in questo momento, non tra cinque minuti o mezzora,
sì…io ti dico sì. Mille volte sì.
mercoledì 12 giugno 2013
IL DESTINO GIOCA AI DADI...E VINCE SEMPRE!
Abbiamo voglia a dire di avere speranza. Dal pulpito il prete incita alla preghiera, a credere in un Dio che ci pone delle domande e a darci delle risposte. Strano...ho sempre pensato che Dio fosse onnipotente e onnipresente. Forse è per questo che non credo più. Mi hanno sempre fregata. Dio non c'è. E' inutile. Come puoi dire che esiste un Dio quando davanti hai due bare bianche, quando intorno a te vedi genitori piangere la morte delle proprie figlie. Dio non esiste. Questo essere supremo che regola le nostre vite, che dovrebbe preservarci perchè lo preghiamo, che dovrebbe sostenerci nei momenti di dolore...ma per favore! E' destino. E al destino non puoi dire "Scusa, aspetta un attimo, non sono pronto". Il destino gioca a dadi e vince sempre. Fa sempre 6...o 12...a seconda di quanti dadi tira. Non c'è scampo. Ti prende e ti porta via. Una vita...due vite...e tu sei lì e ti senti impotente davanti a questa forza sconosciuta, che non ha un volto, non ha un nome. Fato. Il bizzarro modo che ha la vita di prenderti da parte e dirti di non abbassare mai la guardia. C'è un mondo dietro tutto questo, il mistero assoluto della morte. Sappiamo che c'è, sappiamo che tocca a tutti, ma il motivo per cui sia toccato a due ragazze appena maggiorenni anzichè al vecchietto centenario, porca puttana, mi sfugge. Con tutto il rispetto per il vecchietto centenario. C'è un momento in cui queste domande te le fai...è il momento in cui incroci lo sguardo del padre di una ragazza che non c'è più...e lui accenna un sorriso, come per farti forza...lui a te!...Come fa? Come fa a non vedere che stanno sigillando in un loculo una bara con dentro la sua bambina? La stessa bambina che ha cresciuto, che era così grazie a lui? La bambina per cui aveva preso bracciali e collane al mare pochi giorni prima. Ci deve essere un tasto nell'organismo umano, un tasto che viene attivato in automatico per non sentire il dolore, che anestetizza il sangue che brucia e si mischia alle lacrime che non possono uscire. Il tasto off. Forse lo abbiamo anche noi. Perché non capisco come possa stare in piedi una madre che perde il frutto di quello che ha portato dentro per nove mesi, una madre che ha pianto la prima volta che ha visto sua figlia camminare, o che ha gioito quando ha sentito la sua prima parola. Ci deve essere un modulatore...un meccanismo interiore che permette all'uomo di andare avanti...forse si chiama istinto di sopravvivenza...Ma non so cosa voglia dire sopravvivere al proprio figlio. Al solo pensiero vorrei morire. Forse è anche questo uno dei motivi per cui, egoisticamente, non voglio fare figli. E' il dolore più insopportabile, più lontano da ogni immaginazione. Eppure si va avanti...ne ho visti tanti che hanno continuato la loro vita. E hanno trovato altre strade, canali in cui versarsi per sentire meno male...queste esperienze che a qualcuno capita di dover affrontare, voglio sperare, devono avere un motivo, devono portarci su una via di consapevolezza..."non abbassare mai la guardia", ti dice il destino mentre ritira i dadi dal tavolo verde e tutte le tue fiches spariscono in una nuvola di fumo. E a noi non rimane niente. Solo il rumore della calce sui mattoni, solo qualche fiore sparso sui ciottoli bianchi. Rimangono le parole che rieccheggiano nell'aria, i pianti, gli abbracci, le pacche sulle spalle. La gente se ne va, lascia libero lo spazio, lascia il posto al dolore. Rimane il vuoto incolmabile, rimane la perdita. Rimane una bara chiusa, un corpo che non crescerà più, che non potrà più vivere. Rimane l'anima, forse a vegliare, forse se ne è già andata per ricominciare. Rimangono due genitori che stasera torneranno a casa e si fermeranno sulla porta di una camera vuota, senza musica, senza voci. Il nulla. Dopo tutto, rimane il nulla.
lunedì 1 aprile 2013
VORREI DIRVI CHE CI CREDO
Vorrei dirvi che ci credo. Vorrei dire che ho speranza, che penso veramente che tutto questo possa cambiare. Voglio dirvi che voglio rimanere qui, nel Bel Paese, fatto di mare e monti, di colline verdi, di monumenti, musei, arte. Vorrei dirvi che mi piace vivere qui, che non sento l'esigenza di spostarmi da qualche parte del mondo che non sia così corrotta e così marcia come è diventata l'Italia. Vorrei dirvi tante cose...tante di quelle cose che non basterebbe una settimana. Non posso. Non posso certo dire che le cose si sistemeranno. Ho perso tutto. Ho perso la voglia di alzarmi al mattino e di continuare ad andare avanti. Non mi piace. Non mi piace lo scempio che vedo intorno. Non mi piace più niente. Ieri sera ho visto un film. Un film comico. E un film comico, se non sbaglio, dovrebbe farti ridere. A me ha lasciato addosso una gran tristezza, invece. Una malinconia di cose che non avverranno mai. Vorrei davvero che il paese venisse preso in cura da qualcuno di onesto. ONESTO. La parola è così bella da scrivere e da sentire. E' talmente rara e desueta che porta a pensare che neanche esista. Ma chi è onesto, davvero, al giorno d'oggi? Dal più piccolo al più grande, chi, davvero, si sente in grado di dichiararsi onesto? Sento gente dire che bisogna fare i furbi, che questo è un paese di furbi, che se non sei furbo ti fai fregare e basta e ti fregheranno sempre. Eh no...vi svelo un segreto...se anche quel piccolo stronzo che ha sempre cercato di fare le cose in buona fede, che ha sempre cercato di non ledere a nessuno, di essere onesto smette di esserlo perchè gli altri non lo sono, mi dispiace...ma non abbiamo più scampo. L'altro giorno mi hanno ammaccato la macchina. L'ho portata da un carrozziere e una mia amica mi ha chiesto "ma riesce a tirare fuori qualcosina in più per te?"...eh?!?...cosa vuol dire?...io faccio l'assicuratrice, cazzo...odio chi specula su queste cose. Ho un danno di mille e mi devo fare dare 1200??...perchè? Ecco...è da queste cose piccole che partono gli imbrogli grandi. Da queste cose insulse, che ci sembrano inezie, che partono le vere inculate. Basta...fate baste. FACCIAMO BASTA!!!... Facciamo davvero che la merda venga spazzata via e cominciamo da noi. Facciamo che tiriamo una bomba?!...Dio...non sapete come vorrei che davvero saltasse per aria tutto. Ci hanno anche concesso il diritto di votare...eppure non lo sfruttiamo. Una volta che c'è un partito che pare decente, un po' meglio degli altri, non lo votiamo perchè dobbiamo votare chi non farà andare al governo il peggio!...Ma non è che abbiamo un po' perso di vista la faccenda?! Dare un voto a qualcuno che magari farà qualcosa di buono, di nuovo, a qualcuno che magari ha davvero voglia di cambiare le cose, potrebbe essere una svolta. E invece no...lo chiamano voto inutile. Voto regalato a quelli cattivi. Ma voi per chi votate?! Per chi vi rappresenta o dove tira il vento? Io se non ci fosse stato questo partito qui non avrei votato proprio per niente. Non è andata bene, ovviamente, perchè siamo sempre dell'idea che cambiare non sia un bene. Rimaniamo radicati in quello che è il classico modo di vivere italiano. Gli italiani sono quelli che si incazzano perchè gli ausiliari gli fanno la multa se non pagano il parcheggio, sono quelli che si indignano per chi evade le tasse e evadono le tasse, sono quelli che vanno a messa e darebbero fuoco a tutti quelli che ritengono diversi, quelli che dicono di essere credenti e di seguire la parola di cristo e poi voltano le spalle a un disgraziato che chiede la carità. Gli italiani non hanno capito niente. Nei secoli si sono fatti infinocchiare...dai potenti, da chi tiene le fila, da chi dirige l'orchestra. E' inutile che dica che dobbiamo svegliarci...siete e siamo lobotomizzati...vi hanno fatto credere che siete nobili perchè lavorate...ma vi hanno trasformato in robottini che al mattino si mettono in fila con i loro suv pagati a rate per andare in fabbrica (sempre ammesso che ancora ci sia!). Gli italiani sono così...mangiano pane e cipolla e pagano sky per vedere film che fanno cagare e per seguire tutta la minchia di champions league. E poi ci sono gli italiani che sono davvero col culo per terra, quelli che davvero non hanno da mangiare, quelli che sono costretti ad alzare la mano per chiedere la carità. Quelli che al mattino si svegliano e non sanno dove sbattere la testa. Il lavoro non rende nobili. Il lavoro permette di vivere. Vivere nel tempo di quelle tre o quattro ore che ti rimangono quando hai smesso di lavorare. Ma lasciamo stare...anche qui di cose ce ne sarebbero da dire!...Le solite cose poi, quei discorsi che si fanno in fila alla cassa del supermercato o dal parrucchiere...quei discorsi che, alla fine, ti fanno dire... "ma chi me lo fa fare di rimanere in questo paese di merda? Faccio le valige e me ne vado nell'emisfero australe!"
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