domenica 5 luglio 2009

QUESTO E' UN POST DI RINGRAZIAMENTO

Ci sono dei momenti nella vita in cui scopri tantissime cose. Un giorno ti svegli e ti rendi conto che devi guardare in faccia alla realtà, che devi capire che le cose finiscono, che la vita finisce, che le persone soffrono, che la gente muore. Perchè che si muore tu lo sai. Lo sai già da un po'. Ma quando vedi andarsene  una persona a cui vuoi un bene immenso, quando vedi che ogni giorno che passa è un giorno in più che ti separa da lei, ecco, di quello che sapevi sulla vita e sulla morte te ne fai ben poco. E allora arrivano le persone speciali a farti forza. Ci sono le persone speciali che ti sono fisicamente vicine, quelle che ti tengono la testa sul loro petto e che ti accompagnano in ospedale benchè l'ospedale a loro faccia molta più impressione che a te. Ci sono quelle che ti dicono "mi dispiace. quando hai voglia di parlarne sono qui. ci vediamo quando vuoi", E tu a quelle persone rispondi che le ringrazi tanto, che non c'è molto da dire in realtà e che ti basta sapere che ti sono vicine e di poter contare su di loro nel momento in cui ce ne sarà bisogno. Ci sono quelle che col cazzo che si ricordano che patisci...e non si fanno neanche vive. Quelle che di solito ti scrivono per dire che sono loro che stanno male. Però ringrazi anche loro, perchè almeno hanno smesso di stressarti coi loro problemi. E poi ci sono persone che tu non hai mai visto da vicino, solo in foto, persone speciali per davvero. Sono quelle persone che tu conosci appena, gli amici della rete, che ti raccontano le loro esperienze e che ti dicono di farti forza. Ti ricordano le cose belle della vita, le piccole cose. Ti sono vicine anche loro. C'è quella che ti dice che vorrebbe essere li per accompagnarti lei all'ospedale, c'è quella che cambia discorso parlando di serie televisive e per un po' smetti di pensare...ci sono queste persone che mi fanno credere ogni giorno di più che questo mondo non fa così schiifo, che c'è del buono in tantissima gente ancora. Perchè, se ci pensate, chi si prenderebbe la briga di stare dietro alle depressioni e al dolore di una persona che si conosce appena?!...questo è bello, molto bello. Ed è per questo che ringrazio tutti. Tutti quelli che anche solo con un cenno o una frase buttata lì mi hanno fatto capire che non sono sola. Grazie

sabato 27 giugno 2009


Nascono,


dal nulla,


dalla punta dei tetti,


dal fumo dei camini accesi.


Nascono


e rimangono sospese


per giorni e giorni.


Vagano incessanti,


tormentando i sonni


vibrando nell'aria.


Nascono,


da un soffio,


dalla brezza di maggio,


da un temporale d'estate.


Nascono e non escono.


Restano in bilico


tra la culla della mente,


la carta e l'inchiostro.


Passeggiano avanti e indietro


per le strade dell'anima.


Parole che si mischiano,


si intrecciano,


cambiano di posto,


si eclissano


nei meandri reconditi,


nel profondo.


Giocano, si nascondono,


lanciano sassi


infrangono vetri.


E poi,


un giorno,


all'improvviso,


fiumi in piena,


fluiscono leggere,


facili, potenti.


Scorrono


nitide e marcate,


alcune gaie


altre imbronciate,


portando con loro


dolore noia inquietudine


in grumi di sangue denso.


Nascono, escono, giocano


e su un foglio muoiono


le poesie



Foto dal web

domenica 21 giugno 2009

LA PSICO DICE "COMPITO A CASA: SCRIVI UNA LETTERA ALLA VALENTINA DI 5 ANNI"...E IO SCRIVO UNA LETTERA ALLA VALENTINA DI 5 ANNI

"Cara Valentina, il tempo non fa il suo dovere e a volte peggiora le cose". Io non lo so se questa la conosci. E' una canzone di Max Gazzè. E no, non la conosci, perchè da dove sei tu, Max Gazzè ancora questa canzone non l'ha scritta. Da dove sono io, invece, in un futuro di 22 anni distante da te, Max Gazzè ha scritto questo pezzo. E dice proprio così "Il tempo non fa il suo dovere e a volte peggiora le cose". Ironico, non trovi? Soprattutto perchè ci sono proverbi che del tempo, al contrario, parlano molto bene. Tipo che si dice che sia un gran dottore o che sistemi tutto. Vorrei poterti dire che è così. E invece sono più d'accordo con Max. "Il tempo non fa il suo dovere". Che poi parlare di questa cosa del tempo con te, è stupido. Per te il tempo è un amico. A volte lo detesti perchè vorresti passasse in fretta e invece ti sembra cammini troppo lento. Per te il tempo è solo relativo. Tu hai bisogno che il tempo passi, hai la smania di crescere, voglia di scoprire, di diventare grande. E dalla tua vita ti aspetti chissà cosa. E ogni novità ti emoziona. Un gioco inatteso per il tuo compleanno, l'arrivo di un fratellino, le domeniche al mare col babbo, o il budino al cioccolato che la mamma ha nascosto in frigo. Come si fa a parlare di tempo con te? E come si fa a dirti che tra qualche anno lo detesterai? Lo vedrai correre, sempre più veloce, lo vedrai passare davanti ai tuoi occhi e a volte avrai la forza e il fiato per correre al suo passo, altre volte sarai così stanca che non riuscirai a stargli dietro. Adesso corri più veloce di lui. La tua mente, i tuoi sogni, vanno al di là del tempo. Ora hai un obbiettivo: diventare grande. Perchè diventare grande per te vuol dire guadagnarsi la libertà. La libertà dalle imposizioni di mamma e papà, il non avere più regole da seguire e creartene delle tue. Hai l'obbiettivo della scuola. Almeno per i prossimi 13 anni ti dedicherai a qualcosa con la sesazione che quegli anni non finiscano mai. Avrai i 14 anni, il motorino, i primi amori, i primi pianti, i primi baci. E i grandi ti diranno che quelli sono gli anni più belli della tua vita e di non sprecarli. Ma tu non ci crederai. Avrai la smania di diventare maggiorenne, di prendere la patente, di poter votare, e crederai di essere diventata grande. Ma per i tuoi genitori non sarà così. Quindi avrai ancora meno libertà di prima, avrai litigate continue e discussioni. Avrai ancora qualcosa per cui lottare. E avrai anche emozioni. Perchè ancora tutto ti sembrerà una scoperta. Ma, ad un certo punto, ti fermerai a riflettere sulla tua vita. Guarderai quello che hai ottenuto, quello a cui sei arrivata. L'indipendenza, un amore, un lavoro (che non sai per quanto durerà ancora, visto che dovresti almeno lavorare 40 anni...e ti sembravano tanti 13 anni di scuola?!?!), qualche amica, qualche interesse che per la tua indole inconcludente non porterai mai a termine, qualche libro da leggere sotto l'ombra di un albero in primavera. E non mancherai di chiederti, spesse volte, "Tutto qui? E adesso cosa faccio? Adesso dove vado?". E anche se la vita ogni giorno ti regalerà delle cose belle, come un tramonto, un prato verde o la neve che cade, spesso ti chiederai quale sia il suo scopo. E ci saranno domande come "Se tanto alla fine si deve morire, perchè vivo?". Piccola Vale, io vorrei tanto potertelo dire adesso, vorrei lasciarti questa risposta adesso che hai 5 anni, in modo che tu possa crescere con consapevolezza e vivere serenamente. La risposta io non l'ho trovata, però. Non ancora. Spero di trovarla, non mi arrendo. Un motivo per cui si vive ci deve essere. Magari a te andrà meglio. Magari la troverai da sola. C' è una canzone di Guccini (che tu ancora non conosci, ma che sono certa ti piacerà quando lo ascolterai) che dice "Ma il tempo, il tempo chi me lo rende, chi mi da indietro quelle stagioni". Ecco, questa è la mia visione del tempo. E non voglio che anche tu cresca così. Quindi, quando ascolterai questa canzone, quando alla fine Guccini dice "Il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa che chiami vita", fammi un favore...tu non gli credere. Tu smentiscilo. Uno scopo trovalo.

lunedì 15 giugno 2009

POST NEGATIVO...NEGATIVO FORTE

Non è uno stato temporaneo. Non è una cosa che ti capita un giorno e poi il giorno dopo stai bene. E' una cosa che dura da un po', più di un mese adesso che ci penso. Che poi io non sono una persona positiva, almeno, non quando sto male io. Quando stanno male gli altri sono sempre con la frase pronta, con la pacca sulla spalla a dire che tutto passa, che tutto si supera. Quando sto male io no. Io per me queste cose non le so dire. Perchè forse a volte ho come la sensazione che questa cosa non passerà mai. La chiamo cosa perchè non saprei come chiamarla altrimenti. "stato d'animo" non mi piace. Cosa. Cosa può andare bene. Cosa è una parola indefinita...e io sento qualcosa di indefinito. Una cosa certa però in tutto questo c'è. Non starò mai bene. E non è un modo per farmi compatire, un modo per farmi fare coccoline sulla testa. Non le voglio coccole sulla testa. Voglio solo respirare. E non respiro. ho provato a cambiare posto, ho staccato per una settimana dal lavoro. Non è servito. Mi sono immersa in posti magnifici e non ho avuto la forza di visitarli. Ho pianto. Ero in mezzo a colline colorate, profumi indescrivibili di vino, boschi, lavanda e miele. Eppure era come se fossi nel posto peggiore del mondo. Volevo tornare a casa. E anche una volta tornata a casa la cosa non è cambiata. E non era con chi ero. E non era dov'ero. Era solo che si può essere anche in capo al mondo, ma se non si sta bene con se stessi non si sta bene con nessuno e in nessun posto. Questo è il problema. non sto bene con me stessa. Perchè? Non lo so perchè. Perchè se lo sapessi non starei qui a parlarne. Cerco di guardare in modo obbiettivo la situazione ma non ce la faccio. Non so nulla. Non sono più nulla. Sto anche valutando l'ipotesi di mandare a culi il saggio di fine anno. Io che avevo iniziato canto per fare i saggi adesso non riesco ad affrontarli. Io non so cos'ho. Questo è quello che mi spaventa di più. Una persona avrebbe il diritto di vivere una vita per lo meno decente, o no? Di essere felice e di riuscire ad apprezzare tutto quello che le sta attorno, o no?! E invece tutto mi appare inutile, tutto mi sembra non avere una valenza. E questo, a mente lucida, mi fa sentire una persona pessima. Ecco. Una persona dovrebbe essere certa che domani andrà bene. Ma domani non andrà bene. Perchè prima andava male, poi è andata bene e allora si sperava andasse sempre bene. Poi, invece, di punto in bianco, tutto è tornato ad andare male. Perchè? Non lo so perchè. Perchè è così. E' una condanna, uno stato a cui non ci si può sottrarre, una cosa a cui non si può dare una spiegazione e con la quale bisogna imparare a convivere. Ma io sono convinta che prima o poi impazzirò sul serio. Impazzerò a tal punto che arriverò ad abbandonare tutto quello che ho, a lasciare persone, lavori, punti fermi. Arriverò a trasferirmi in una soffitta, alla meglio in un eremo. A non voler vedere nessuno. A lasciarmi morire di fame e di sete. Arriverò, una volta arrivata all'apice della follia, a ritrovarmi sola, sola davvero. Sola perchè sarò io a non voler pesare su niente e nessuno. Sola perchè sarà giusto così. Comincerò a bere.  E morirò sola, divorata dai gatti. Come dicevamo io e Mattia tempo fa. Come i poeti maledetti. Impazzirò e di me non rimarrà più niente.

mercoledì 3 giugno 2009


Camminiamo,


un piede davanti all'altro,


passo dopo passo,


piano.


In equilibrio instabile,


sfidando il vento


che dondola la corda


a volte forte


a volte mite.


E stendiamo le braccia


per mantenerci saldi,


ora sbilanciandoci,


ora tornando ritti.


Un piede davanti all'altro,


passo dopo passo,


proseguiamo


con il solo scopo


di arrivare indenni


alla fine del nostro numero,


in questo circo


senza clown


nè spettatori

domenica 31 maggio 2009


Potresti dire


che la vita è una maschera,


una maschera bianca


che dondola


appesa al ramo di un ciliegio in fiore.


Potresti dire


che è il vento a cullarla


e a farla frusciare insieme alle foglie verdi.


Potresti dire


che la vita è una musica,


una musica indistinta


che proviene da lontano,


da là giù,


forse dal mare.


Potresti dire


che è il vento a portarla alle tue orecchie,


a fare di quella musica un canto dolce.


Potresti dire


che il vento sei tu,


che suoni, culli, dondoli,


soffi e fai rabbrividire.


Solo tu


puoi essere il vento.



Foto dal web

MI DICONO CHE HO LO SPLIN



Sono le 3 di notte e sono sveglia. Ho un sonno che gli occhi non riescono a stare aperti, ma sono sveglia. Lui mi dorme accanto e io non posso dormire. Da quanto tempo non stavo più così? Il mal di stomaco mi fa venire ansia. Mi ricorda uno dei peggiori periodi della mia vita. Senza mai dormire, aspettando che mi passasse la nausea e la voglia di vomitare anche fino alle 4 o alle 5 di mattina. Mi fa venire ansia. Un po' come quando da piccola non riuscivo a prendere sonno e in casa mia tutti dormivano. Le luci spente nella stanza dei miei genitori, i rantolii di mia sorella con le adeonoidi ad indicare che era caduta in un sonno profondo. E guardavo l'ora segnata di rosso della radiosveglia e mi mettevo a piangere. Non riuscivo a dormire mentre tutti gli atri dormivano. Mi innervosivo tantissimo ritardando sempre di più il momento della tranquillità del sonno. Stanotte mi sono sentita così. Odio sentirmi così. Con le palpebre pesanti, la testa ciondola e non riuscire ad addormentarmi. Mi sono alzata dal letto, mi sono seduta sul bordo della vasca da bagno e con specchietto e pinzette ho iniziato a farmi le sopracciglia. Sembrerà strano, ma è un metodo che mi rilassa. E intanto aspettavo che venisse il momento buono per vomitare. ma non è venuto. Odio vomitare. E mentre sono li, che cavo i peletti con cura, uno a uno, mi chiedo cosa c'è che non va. Perchè tutta questo male, questa inquitudine? Cosa non mi fa dormire? Cosa mi pesa sullo stomaco come un macigno? Cosa mi fa dire che non sono felice? Ci sono volte che dico che amo la vita, che vedo il mondo a colori, che apprezzo le cose che mi stanno intorno, le piccole cose. Ci sono volte che non riesco a vedere oltre il mio male, oltre a questa sensazione di abbandono che mi sento sulle spalle. Eppure non sono sola, eppure ho persone che mi capiscono, che mi tengono la testa sulla loro spalla. Eppure se mi si chiedesse "cosa vorresti, adesso, per star bene?"...io non lo saprei dire. In quel momento non sento niente che potrebbe rilassarmi, che potrebbe tirarmi su il morale, che potrebbe farmi passare  questo fastidio persistente allo stomaco. In quel momento penso solo che vorrei chiudere gli occhi e non svegliarmi più. Perchè se c'è una frase che continua a girarmi in testa è "perchè non c'è un giorno in cui io possa dire di essere stata bene?". E allora mi chiedo quanto ancora dovrò andare avanti così, quanti giorni, mesi, anni, dovrò passare con questa sensazione?! Quanti?!. Non sono una persona che si toglierebbe la vita di sua spontanea volontà. Almeno, non credo. Non ora. Resisto. Però credo che non farei niente per combattere se un giorno questa dovesse iniziare a venire a meno. E' bruttissimo da dire. E' bruttissimo perchè sono consapevole che intorno a me e neanche troppo lontano, c'è chi sta peggio, c'è chi pagherebbe qualunque cosa per stare come me, per avere quello che ho io, per non sentirsi solo. Ma sola io mi ci sento. Mi ci sento adesso, che questa casa è silenziosa e vuota. Adesso che i gatti si sono appisolati sul divano. Lui mi dice che ho lo splin. Io lo splin ce l'ho sempre avuto. E se c'è una cosa che mi scoccia in tutto questo è coinvolgere anche lui nel mio splin. Vorrei tanto mia mamma in questo momento. E' assurdo che una come me, che predica l'indipendenza, a volte non possa ancora fare a meno della figura materna. Eppure avrei bisogno di lei. Di dirle che sto male, che faccio fatica a fare un passo senza avere paura. Senza avere paura poi di cosa? Io non lo so di cosa ho paura. Vorrei che adesso lei fosse qui e mi dicesse di smettere di piangere e mi prendesse la testa tra le dita massaggiandomi le tempie per farmi calmare. La verità è che non posso. Non posso aggiungere altri pensieri a quelli che già ha. Non posso dirle che sto male quando lei stessa sta male. Non posso dirle di prendersi cura di me quando lei stessa ha bisogno di qualcuno che si prenda cura di lei. Non posso. Allora mi limito a dirle che ho mal di stomaco e che non vado a pranzo. Non è giusto che io mi faccia vedere così. Non è giusto che capisca che sto male. Non adesso. In altri casi lo avrei fatto. Adesso no. Adesso scrivo e mi sfogo qui. Piango da sola che tanto è come piangere sulla spalla di qualcuno. Aspetto che passi come ho sempre fatto. Aspetto che passi e basta.


Foto dal web